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domenica 27 gennaio 2013

16/01/2013 - La mia lettera al Presidente Di Pietro



Al Presidente  Antonio Di Pietro

All’organizzazione nazionale On. Rota e On. Messina

Al coordinatore regionale On. Silvana Mura
 
Al coordinatore provinciale Assessore Regionale Sabrina Freda

e p.c. Al coordinamento regionale giovani Emilia-Romagna

 Al coordinamento provinciale Idv Piacenza

 

Oggetto: DIMISSIONI COORDINATORE PROVINCIALE GIOVANI IDV PIACENZA E MEMBRO DEL COORDINAMENTO PROVINCIALE


Con la presente sono a rassegnare le dimissioni da coordinatore provinciale giovani Idv della provincia di Piacenza e contestualmente da membro del coordinamento provinciale.

Una decisione sofferta, non improvvisa, che vado a compiere per senso di responsabilità, ringraziando in premessa coloro che mi hanno manifestato stima e apprezzamento per il lavoro di questi anni, sia dopo il primo che durante questo secondo mandato.

Insieme a Voi, infatti, ho combattuto con passione tante battaglie politiche, a cominciare dalle raccolte firme per promuovere i referendum: dai quesiti contro il lodo Alfano fino a quelli per il superamento del “Porcellum”.

Ma non solo, Idv è stata in questi anni la casa dell’opposizione di Resistenza. Un movimento post-ideologico, composto da persone di diversa provenienza, identità e parzialità che si sono fatte carico di difendere la legalità costituzionale, essendo gli  intransigenti per eccellenza a Berlusconi e al berlusconismo. 

In questa fase tanti sono stati i momenti positivi e altrettanti i negativi, facendomi provare ora innumerevoli sensazioni. Ho criticato altresì la segreteria locale perché ritengo ineludibili alcune Sue responsabilità dal punto di vista politico, dal mantenimento del doppio incarico, politico e amministrativo, fino alle modalità di coinvolgimento del coordinamento. Ma l’ho fatto, ci tengo a precisarlo, senza nessun astio o risentimento, soltanto ritengo siano state compiute decisioni sbagliate e affrettate (in testa l’uscita a freddo dalla  maggioranza nel comune di Piacenza), per cui nessuna replica a chi ha detto che “so coordinare a malapena me stesso” con in testa il consigliere comunale Samuele Raggi ed una parte del gruppo giovani Idv; anzi  dico a Voi ragazzi che porto dentro il mio animo tanta consapevolezza e serenità. Mai mi sono permesso di attaccarVi dal punto di vista personale e mai lo farò.

L’importanza è riconoscere che ciò che ne deriva da parte mia è giunto a maturazione. Probabilmente oggi una riorganizzazione di Idv, come auspicavo non tanto io, prima dell’Assemblea del 15/12 u.s., ma figure autorevoli come il Portavoce Nazionale Orlando e il Capogruppo al Senato Belisario, non è più sufficiente.

Tuttavia rilevo altresì che non è certo questo il momento di decidere se la mia linea sia giusta o sbagliata.

Arrivati ad una fase cruciale ho deciso pertanto di compiere la suddetta scelta e di rimettere il mandato di coordinatore giovani alla segreteria provinciale e regionale in maniera irrevocabile, ripeto senza alcun rimorso, ma da intendersi come atto d’amore verso il partito a cui ho aderito tanti anni fa, rivendicando soltanto il diritto di dissentire e farlo nelle maniere opportune.

Auguro a tutti voi una buona prosecuzione del nostro impegno politico.


Piacenza, 14 gennaio 2013

Cordialmente,
Andrea Fossati



Da Libertà, leggi anche:  

-Castelli, Beltrani, Petrini lasciano Idv (06-01-13)  

-Freda a Dosi: con conferma Beltrani escludi Idv (07-01-13) 

-Conferma Beltrani: Freda a Dosi sei un debole agli ordini del Pd (08-01-13) 

-Fossati a Freda: prenditi tue responsabilità, attacco giovani Idv (09-01-13)



giovedì 29 novembre 2012

29/11/2012 - Idv, trasformiamo la crisi in opportunità


Intervento pubblicato da Libertà il 28/11/2012

Quella di Idv è stata per molti giovani la prima tessera di partito messa in tasca. Orgogliosamente.

Negli anni di Governo Berlusconi l’azione politica d’opposizione messa in campo dal Presidente Antonio Di Pietro ha rappresentato una grande speranza per combattere le ingiustizie che venivano perpetrate al Paese, catalizzando intorno a sé consensi ed  interesse.

Tanti militanti non si sono mai risparmiati nelle attività di promozione della linea politica nazionale: banchetti, volantinaggi, preparazione d’iniziative pubbliche sui territori erano attività all’ordine del giorno; l’entusiasmo rappresentava il collante che ci teneva uniti per marciare verso l’obiettivo.

Nella fase di crescita il partito è entrato nelle Istituzioni, nei Consigli e nelle Giunta di numerosi Comuni Italiani, rappresentato tutt’ora da centinaia di cittadini prestati alla politica.

Di Pietro ha pertanto svolto un egregio lavoro, con generosità e disponibilità. Ha “battagliato” contro numerose leggi vergogna (Lodo Alfano, Legittimo impedimento…), per la verità nella trattativa Stato-mafia, per contrastare la corruzione, plasmando man mano quel bellissimo strumento che è l’Idv. Certo, di errori ne sono stati fatti tanti, a partire dalla scelta della classe dirigente, tuttavia quest’avventura non merita di finire così, con abbandoni a raffica e crollo dei consensi. Non lo merita Di Pietro, per storia personale e impegno instancabile che lo stesso leader ha profuso nel partito.

Localmente ho potuto leggera la lettera di Samuele Raggi, Consigliere Comunale Idv, che contiene concetti tanto condivisibili quanto veritieri in risposta al fondo di Pierluigi Magnaschi, ma cade nel solito errore: la mancanza d’autocritica che un gruppo dirigente dovrebbe fare prima d’assolversi da sé. A partire dalla maggiore condivisione e collegialità che servirebbero nelle scelte al fine di valorizzare la militanza, per farla sentire parte integrante del progetto; al fine di costruire una linea politica a livello locale.

Idv potrà quindi continuare a vivere se saprà andare nella direzione della coerenza e credibilità, riscrivendo le regole interne del confronto democratico a partire – prendo in prestito le parole del Coord. Nazionale Idv Rudi Russo – dalla democrazia interna dei partiti, esprimendo dirigenti in grado di portare avanti questi architrave. 

Capiamolo. Riorganizziamoci. Trasformiamo la crisi che ci attanaglia in opportunità per portare una ventata di aria fresca.

Andrea Fossati - Italia dei Valori

martedì 10 luglio 2012

11/07/2012 - Legge elettorale: punto fermo restituire centralità agli elettori



Partorito dalla mente del leghista Roberto Calderoli sul finire del 2005, l'attuale sistema elettorale fatto esclusivamente di liste bloccate -meglio conosciuto come "porcellum"- è ancora protagonista del dibattito politico di questi giorni.

In soldoni tutti i partiti che siedono in Parlamento parlano di un suo superamento ma i modelli in discussione sono troppi e vari perchè si arrivi ad un accordo condiviso. A dir la verità tutto questo bailame paroleccio sembra essere nella maggior parte dei casi strumentale dato che, tirando le somme, a quasi tutte le formazioni politiche starebbe bene un sistema che garantisce l'elezione dei parlamentari sulle base di graduatorie decise da loro stessi.

Unica iniziativa concreta per liberarsi della porcata fu la raccolta di firme pro referendum in favore del ritorno ai collegi uninominali. Partita dai referendari, da Idv e Sel, la raccolta vide poi l'adesione del Pd, Fli e di singoli esponenti di altri partiti; tuttavia l'oltre 1.200.000 firme furono spazzate via dalla Consulta perchè fosse passato il referendum ci saremmo trovati in una situazione di vuoto normativo.

In questa prima parte del 2012 si sono poi susseguiti appelli su appelli del Presidente Napolitano con esortazione dei partiti affinchè trovassero un accordo per cambiare la suddetta legge. L'ultimo del 9 luglio, quando il Capo dello Stato ha alzato il tiro chiedendo una decisione a maggioranza del Parlamento.

Parole condivisibili, da prendere in considerazione per sfornare un sistema elettorale degno di questo nome evitando di usarle come scusa elaborando in fretta e furia, magari sottobanco, un "rimedio peggiore del male".

L'obiettivo primario deve restare la restituzione della centralità agli elettori, mantenendo l'indicazione primaria del candidato premier e della coalizione che lo sostiene. Un buon punto di partenza sostenuto dallo stesso Di Pietro sarebbe prendere in considerazione quel 1.200.000 firme raccolte un anno fa.

Andrea Fossati - Idv Piacenza

venerdì 25 maggio 2012

25/05/2012 - La sfida che il centrosinistra deve fare sua: riportare al voto gli astenuti e arginare il fenomeno 5 Stelle




Di seguito alcuni riflessioni sul voto amministrativo considerato il risultato di Piacenza e degli altri principali comuni capoluogo. 

1) E' sotto gli occhi di tutti i cittadini l’implosione del centrodestra, sia sul versante Pdl che  su quello leghista;  un’ emorragia di consensi che li porta lontano dai fasti delle passate tornate elettorali.  Colpa da attribuire agli  scandali venuti a galla a tutti i livelli, pur considerando che alla base di questa sconfitta c’è stata l’incapacità di rispondere alle necessità del Paese (soprattutto sul versante economico) ed una buona dose d’incoerenza nelle scelte squisitamente politiche. A Piacenza abbiamo l’esempio lampante: in Provincia Pdl-Lega Nord e Udc governano insieme mentre per entrare a Palazzo Mercanti si sono presentati ognuno con un proprio candidato e tutti contro tutti;

    2) Il centrosinistra può dirsi sì soddisfatto dell’esito delle urne, specialmente, dati alla mano, dov’era presente l’alleanza Pd-Idv-Sel, ma ora bisogna interrogarsi sul dato relativo all’astensione e sull’exploit del movimento di Beppe Grillo. Certa è la conferma e la riconquista di numerosi comuni italiani con il determinante apporto di candidati credibili da un lato (Orlando a Palermo è l’esempio lampante ma troviamo anche Doria a Genova e lo stesso Dosi) e con  liste non contraddistinte da connotati politici  capaci di raccogliere percentuali a due cifre dall’altro. Nel nostro capoluogo “I Moderati”, progetto inizialmente nato in quel di Torino come movimento d’ispirazione centrista e liberale, ha fatto la parte del leone bissando il successo della lista dei “Per Piacenza con Reggi” del 2007. Il leitmotiv della “rete” di cittadini uniti a Paolo Dosi che hanno messo a disposizione le loro competenze interpretando il mandato politico come un servizio alla collettività è risultato vincente. Una formula da poter ripetere alle prossime politiche con la definizione fin da subito di un programma basato su pochi e ben delineati punti programmatici;

      3) In mezzo ai due poli troviamo la realtà dei 5 Stelle di Beppe Grillo che entrano nella storia avendo conquistato la vicina Parma e attestandosi intorno al 10% in molti Comuni fra cui pure Piacenza.  Diamo per acclarato che il voto 5 Stelle non rappresenta  un rifiuto alla politica quanto agli stessi tradizionali partiti non in grado di riformare e riformarsi. Particolare a sostegno della tesi sono le preferenze prese dai stessi candidati a 5 Stelle, sempre di parecchio inferiori al voto  di simbolo, ergo è premiata in linea di massima la richiesta di cambiamento di cui lo stesso movimento si fa carico;

      4) L’alta percentuale di non votanti: a Piacenza si è astenuto quasi un elettore su due, trend verificatosi più o meno in tutti i comuni dove si è andati alle urne. Una disaffezione attesa e comprensibile che fa il paio con chi ha scelto di affidarsi al M5S, delusi da una politica autoreferenziale incapace di decidere;

    5) Ed allora per far in modo che le formazioni politiche riacquisiscano credibilità è necessario che vengano datisegnali ai cittadini: scelta di facce credibili che interpretino la politica come un servizio, percorsi all’insegna della meritocrazia interna a tutti i livelli, proposte concrete su come uscire dalla crisi (a cui aggiungere le riforme indispensabili per la tenuta del Paese). E’ questo lo scatto necessario che arginerebbe l’astensionismo e restituirebbe consenso alle formazioni politiche. 

       Una sfida che il centrosinistra deve fare sua.

Andrea Fossati 

giovedì 26 aprile 2012

26/04/2012 - L'importanza della preferenza

 

Veniamo da anni di battaglie perchè in Italia sia cambiata una legge elettorale definita dal suo stesso creatore una porcata dato che, come tutti saprete, l'eletto non viene scelto dall'elettore ma bensì dalle segreterie di partito sulla base di un listino preconfezionato.

Nel tempo quasi tutti i partiti indistintamente hanno promesso riforme, depositato DDL, ora addirittura sembra esserci sul tavolo solo la proposta ABC di ritorno al proporzionale (leggasi Prima Repubblica) in cui C, cioè Casini, con sommo gaudio sarebbe sempre e comunque l'ago della bilancia.

La premessa per dire che il 6-7 maggio, quando avranno luogo le elezioni amministrative in 1014 Comuni italiani, tra cui la nostra Piacenza, i cittadini potranno scegliere sia il loro Sindaco che chi andrà a rappresentarli in Consiglio Comunale, questi ultimi attraverso l'utilizzo della preferenza.

Di questi tempi mica poco, perchè sarà finalmente possibile dare fiducia alla persona nel vero senso del termine. Dovrete scegliere colui che sarà deputato a lavorare per voi, informarvi e coinvolgervi sui temi della città, punto di riferimento in caso di esigenze che riguardano il vivere quotidiano del Comune. In altre parole l'obiettivo è puntare su chi garantisce affidabilità. 

Nei dieci giorni che ci separano dalle consultazioni il consiglio è chiedere, partecipare, venire sui banchetti (miraccomando passate in quelli Idv anche per fare due parole coi nostri giovani candidati, e vi assicuro ce ne sono di davvero in gamba, ognuno di loro portatore d'entusiasmo e rappresentante del tanto sospirato rinnovamento). Insomma, rompete le scatole senza lasciarvi prendere da quel sentimento di antipolitica oggi molto diffuso. E poi, scegliete la persona.

Andrea Fossati

martedì 24 aprile 2012

24/04/2012 - Finanziamento ai partiti, la raccolta firme Idv e alcune considerazioni



E' iniziata sabato la raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare che cancellerà l’attuale legge sul "rimborso elettorale" - così si chiama ora - ai partiti. Al di là dell'egregio risultato ottenuto in termini di sottoscrizioni è stato positivo constatare la voglia di conoscere e approfondire l'argomento da parte dei cittadini:

-Un punto concerne l'ultima annualità di rimborso 2008-2013 spettante ai partiti. Sarebbe opportuno che la stessa venisse  restituita al mittente; in altre parole le formazioni politiche dovrebbero rinunciare alla tranche come segno di buona volontà verso la popolazione a cui viene chiesto di tirare continuamente la cinghia, prima dal Governo Berlusconi, ora da quello di Monti. I soldi potrebbero essere usati per qualsiasi altra finalità sociale.

Una frase di Enrico Berlinguer diceva che "non si possono chiedere sacrifici ai lavoratori senza colpire esosi ed intollerabili privilegi", sicuramente un gesto di questo tipo da parte di ogni partiti sarebbe un buon punto di partenza anche per cominciare a recuperare quella credibilità perduta nel tempo.

-Secondo punto, entrando nel merito della nuova legge da scrivere, dopo le vicende Lusi e Belsito, apice di un sistema di rendicontazione privo di qualsiasi trasparenza e (paradossalmente) controllo, occorre attuare una metodologia che impedisca la distribuzione di soldi a pioggia  ai partiti, bensì basandosi su un sistema di entrate-uscite 1 a 1 con un esame specifico delle voci di spesa e sanzioni più pesanti di quelle previste in caso d'irregolarità.

-Terzo punto, la nuova legge dovrà prevedere una notevole riduzione degli importi incassati dalle formazioni politiche. Per fare ciò basterebbe che i finanziamenti fossero percepiti sulla base dei voti validi ottenuti (mentre oggi la suddivisione avviene tenendo conto degli aventi diritto) diminuendo l'importo erogato da 1 euro a 50 centesimi per voto. In più si potrebbe alzare l'asticella di chi ha diritto a percepirli ai partiti con almeno il 2 % dei voti validi ottenuti.

Dobbiamo cambiare questa legge subito. Cominciamo col metterci la firma per dare un segnale al Parlamento. Facciamolo subito.

Andrea Fossati

lunedì 16 aprile 2012

16/04/2012 - Dal Porcellum alla bozza Violante, ovvero dalla padella alla brace


Pubblicato da Libertà in data 20.04.2012

Capeggiati da Arturo Parisi venti parlamentari di centrodestra e centrosinistra hanno recentemente sottoscritto un documento in cui si dice che il ritorno al sistema elettorale proporzionale, rappresentato dalla bozza Violante targata Alfano, Bersani, Casini in sostituzione dell'attuale Porcellum, sarebbe un passo indietro, come cadere "dalla padella alla brace". 

In pratica si tornerebbe indietro ai tempi della Prima Repubblica ed ogni partito andrebbe a presentarsi agli elettori senza aver prima deciso programmi, alleanze e leader di Governo. Poi, al termine delle consultazioni e numeri alla mano, le stesse formazioni avrebbero mani libere per formare le alleanze più congeniali. Inutile dire che il maggior beneficiario di un sistema simile sarebbe l'Udc, spesso ago della bilancia fra un polo e l'altro, che potrebbe così attuare al meglio la politica dei due forni.

Giusto quindi condividere l'iniziativa lanciata da Parisi, consapevoli del fatto che proseguendo sulla strada tracciata dal partito del Gattopardo verrebbe sancita la fine del bipolarismo ed i cittadini non potrebbero scegliere nemmeno il Capo del Governo.

Inoltre è bene ricordare che pochi mesi fa solo la bocciatura dei quesiti referendari da parte della Consulta ha di fatto bloccato il referendum per l'abrogazione del Porcellum, chiesto da oltre 1.200.000 firmatari, secondo miglior risultato di sempre  in termini di sottoscrizioni raccolte dopo il referendum del 1993 sul finanziamento pubblico ai partiti.

La volontà dei cittadini è quindi chiara: serve una legge diversa dal Porcellum ma non redatta in base ad accordicchi prese nelle stanze buie delle segreterie di partito. Solo tenendo conto di ciò ed agendo di conseguenza, mettendo all'odg il disegno di legge d'iniziativa popolare già presentato ed aprendo una pagina di confronto vero, i partiti potranno ricominciare ad acquisire credibilità.

Andrea Fossati

domenica 15 aprile 2012

15/04/2012 - Dosi raccoglie le proposte dei giovani


Venerdì mattina al point elettorale di via Cavour 16 sono state presentate dal Candidato Sindaco del centro-sinistra Paolo Dosi le proposte a favore dei giovani che la Sua Amministrazione s'impegnerà a portare avanti una volta insediata; tra le priorità elencate il sostegno alle realtà Universitarie piacentine e ai Poli di ricerca, in più l'attivazione di uno Sportello Unico Lavoro e Impresa "raccordando le politiche attive del lavoro con le funzioni proprie del comune in materia di autorizzazioni alle attività economiche". 

All'evento hanno partecipato i rappresentanti giovani dei partiti che sostengono la candidatura di Dosi (Andrea Fossati per l'Idv, Carlo Pallavicini per la Sinistra e Andrea Tagliaferri per Pd e Moderati e Piacentini con Dosi). Ognuno di loro ha fatto pervenire una serie di priorità che lo stesso Dosi ha recepito nel programma.

Di seguito il comunicato redatto per l'evento:

Idv, Fossati: "Borse di studio per i residenti di Piacenza"

"In un periodo difficile per il nostro Paese, Idv crede fermamente che l’investimento sui giovani e sulla loro formazione non possa venir meno, perciò ha proposto al candidato Sindaco Paolo Dosi l'istituzione di un numero di borse di studio con percorsi di formazione all'estero riservate a giovani residenti di Piacenza e frequentanti le scuole superiori". A dirlo è il Andrea Fossati dei giovani dell'Idv. "Riteniamo - prosegue Fossati - che questa sia un'occasione preziosa ed un concreto strumento anche per inserirsi meglio nel mondo del lavoro. Per contribuire così a costruire la futura classe dirigente della nostra città e del Paese"

Ecco altre proposte dei Giovani Idv sul tema della trasparenza amministrativa:

-Il Comune di Piacenza deve impegnarsi a trasmettere via streaming le sedute di Consiglio Comunale valutando la possibilità di instaurare partnership con radio-tv locali; ciò con l’obiettivo di avvicinare l’amministrazione al cittadino e renderla più trasparente.

-E’ l’Amministrazione che deve trasformare i suoi atti per adeguarli ai nuovi strumenti dell’informazione facile ed accessibile a tutti.

-In continuità con quanto si sta facendo limitare il ricorso ad incarichi esterni con piena valorizzazione delle risorse umane a disposizione.

-Profusione di sempre maggior impegno per ciò che riguarda il controllo di appalti e subappalti tramite la firma di specifici accordi e la collaborazione fra l’Amministrazione e gli enti preposti al fine di contrastare la piaga delle infiltrazioni mafiose.

- Dia la politica per prima un segnale di austerità con la riduzione del 20% del gettone di presenza per la partecipazione al Consiglio Comunale e alle
Commissioni Consiliari. Il progetto di Italia dei Valori è attuazione responsabile della buona politica come pilastro fondante nell’interesse collettivo.

venerdì 6 aprile 2012

06/04/2012 - Banchetto in Largo Battisti per dire no all'IMU

Il banchetto Idv in Largo Battisti con Raggi e Galvani
Mercoledì mattina in Largo Battisti si è svolto un banchetto dell'Italia dei Valori per ribadire la nostra contrarietà all'introduzione dell'IMU, una tassa iniqua che colpisce esclusivamente il reddito, quando invece la crisi che stiamo vivendo vorrebbe l'introduzione di una seria patrimoniale.

E' altresì incredibile apprendere come ad esempio le fondazioni bancarie siano state esentate dal pagamento dell'Imu perchè riconosciute associazioni no-profit, mentre paradossalmente strutture come gli ospizi dovranno versare un'aliquota piu' alta che sulla seconda casa.

La linea da seguire è stata pertanto tracciata dal Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, seguito da colleghi come Del Rio (Reggio Emilia) e De Magistris (Napoli),  che hanno chiamato i Comuni italiani alla mobilitazione per far capire al Governo Monti che servono misure alternative, piu' eque e meno concatenate alla fredda logica dei numeri.

Andrea Fossati 

sabato 24 marzo 2012

24/03/2012 Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori hanno deciso ancora una volta di affidarsi agli strumenti offerti dalla nostra Costituzione per dare voce ai cittadini: il referendum per eliminare la legge sul "rimborso elettorale"



Un intervento che ho inviato al quotidiano locale Libertà, pubblicato il 24/03/2012.

Tra i tanti referendum promossi nel tempo dai Radicali ve ne fu uno che prevedeva l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Era il 1993 e, complici gli scandali di Tangentopoli il risultato della consultazione fu un plebiscito: votò il 77% degli aventi diritto ed oltre il 90% degli stessi si espresse per l’eliminazione della legge.

Passato solo qualche mese, nel dicembre 1993, con la legge 515 venne alla luce il “contributo per le spese elettorali”, nato dall’esigenza di dover comunque riconoscere ai partiti la possibilità di concorrere alle elezioni. Un’esigenza legittima, che in uno Stato normale sarebbe da considerare tout court cosa buona e giusta, da classificare come “costo della democrazia”.

Nel corso degli anni è nato però un problema, legato all’allargamento delle maglie e all’uso perverso dei contributi al fine di rimpinguare le casse dei partiti ben al di là di quanto necessario a coprire le spese.
Nel 1997 venne introdotta la possibilità di destinare il 4 per mille dell’IRPEF al finanziamento di partiti e movimenti politici, nel 1999 si introdusse ufficialmente il rimborso elettorale. 

Nel 2006 si concesse ai partiti il rimborso per cinque anni a prescindere dalla durata della legislatura. Sicchè i partiti continuarono a percepire i rimborsi elettorali anche dopo il rinnovo del Parlamento avvenuto nel 2008 e, alcuni di essi, continuarono a percepirlo benché nel frattempo fossero scomparsi per volontà degli elettori o per confluenza in altre sigle.

E’ cronaca (nera) di questi giorni che soldi pubblici restino in mano a partiti estinti e alla merce di scaltri tesorieri per usi disinvolti. Anomalie legislative prodotte dall’ingordigia della casta, cresciute nel corso degli anni trascinandosi appresso sperperi e arroganza al punto da generare nuovamente nella politica un’autentica emergenza etica e morale.

Assodato che è inutile attendersi segnali efficaci da un Parlamento che in stato di ipnosi esprime solo voti di fiducia dimostrandosi incapace di cogliere le istanze che nascono dall’indignazione popolare, Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori hanno deciso ancora una volta di affidarsi agli strumenti offerti dalla nostra Costituzione per dare voce ai cittadini: il referendum abrogativo, per demolire l’attuale regolamentazione sul “rimborso elettorale” e la legge d’iniziativa popolare per fare una nuova proposta concreta.

Andrea Fossati

martedì 4 gennaio 2011

04/01/2011 - Italia dei Valori esprime vicinanza alla Fiom


Gli accordi che la Fiat sta facendo passare in questi giorni, a Mirafiori ma anche a Pomigliano, violano la Costituzione repubblicana e per questo sono inaccettabili e irricevibili.
L’art. 40 della Costituzione afferma che lo sciopero è “un diritto individuale ad esercizio collettivo”. Significa che la decisione di scioperare o meno è una decisione individuale che ogni lavoratore deve poter prendere in piena e assoluta libertà. L’intesa di Mirafiori, che obbliga ogni dipendente a firmare un accordo in cui si impegna a non scioperare contro l’accordo stesso o contro qualche sua parte, viola la Costituzione.
L’art. 39 della Costituzione assicura sia la libertà sindacale che la rappresentatività delle varie organizzazioni sindacali “in proporzione dei loro iscritti”. A Mirafiori, invece, d’ora in poi non ci saranno più rappresentanze sindacali liberamente elette dai lavoratori ma “nominate” dai sindacati che firmano gli accordi. Siccome da che mondo è mondo gli accordi si firmano in due, sarà l’azienda a decidere chi può avere rappresentanza sindacale e poco male se si arriva al paradosso per cui il sindacato con la rappresentanza più numerosa finisce fuori dalla porta.
Così, oltretutto, si sostituirà alla elezione diretta e democratica una burocrazia sindacale nominata dall’esterno che nel medio e lungo periodo finirà per avere costi sull’azienda e ne indebolirà anche l’autonomia, perché sarà vincolata agli apparati sindacali. Sarà un bel danno per tutti, anche per la democrazia italiana di cui l’autonomia del sindacato è stata un pilastro. Oggi Maurizio Landini e la Fiom combattono contro l’instaurazione di un regime e noi dell’Idv combatteremo questa battaglia con loro. Al Senato Idv ha già presentato una legge sulla rappresentanza sindacale e sulla democrazia che chiede la piena applicazione dell’art. 39 della Costituzione, proprio uno di quelli che l’accordo di Mirafiori vorrebbe stracciare una volta per tutte.