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giovedì 27 ottobre 2011

27/10/2011 - Le risate di Merkel-Sarkozy e la credibilità internazionale dell'Italia


Nel corso di una conferenza stampa tenutasi pochi giorni fa a Bruxelles, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel sono stati interrogati sulla credibilità di Berlusconi. Risultato ? I due, dopo un complice sguardo, si sono lasciati andare ad alcune risate. Premessa l'arroganza di tale gesto, sono stati attimi interminabili, di profonda umiliazione per l’Italia e gli italiani, istanti in cui il pensiero è andato a tutto ciò che era stato promesso da quest’imprenditore col ciuffetto sceso in politica nel lontano 1994 e ciò che invece è realmente stato.

Gli slogan “meno tasse per tutti”, “più sicurezza per tutti”, risuonano beffardi nelle nostre menti; ora che l’Italia è stretta nella morsa della disoccupazione, con stipendi sempre più precari, dove le famiglie faticano sempre più ad arrivare a fine mese s’imporrebbe a chi ha causato tutto questo il gesto delle dimissioni per poter finalmente ridare la parola ai cittadini. 

E’ impensabile infatti continuare ad assistere all’impietoso teatrino dei veti incrociati della Lega con conseguenti annunci a cui peraltro non è mai seguito nulla di fatto. Da ultimo, la dimostrazione l’abbiamo avuta con i 12 punti programmatici che il Carroccio impose a Berlusconi nell’ultimo raduno di Pontida. Rimasti naturalmente lettera morta. 

Eppure tra vertici notturni e ultimatum il duo Bossi-Berlusconi sembra ora aver trovato l'accordo: voto a marzo ancora con il Porcellum in modo che i due leader al tramonto possano scegliere manu-militari i parlamentari da inserire nel listino bloccato, con buona pace di 1.200.000 cittadini che hanno firmato la proposta di referendum abrogativo dell'attuale legge elettorale. 

Altro nodo focale sono le pensioni, tema su cui l'Europa ha lanciato un diktat e che noi non dovremmo accettare dato che in Italia si va in pensione alla stessa età degli altri Paesi europei, lanciando altresì una proposta alternativa fatta di pochi semplici punti per recuperare risorse: lotta all'evasione contributiva che ogni anno ci costa 25 miliardi di euro, unificazione di Inps, Inail e Inpdad per un risparmio di 3 miliardi di euro, pareggio di bilancio per tutti gli enti previdenziali ed infine adottare un sistema di calcolo per i giovani tale da portare la pensione pubblica, con 40 anni di contributi versati, almeno al 60% dello stipendio. Queste sono le proposte che dovremmo portare in Europa, piuttosto che letterine di buone intenzioni utili per tirare a campare ancora qualche settimana sulle spalle degli italiani. Lo impone la responsabilità etica prima ancora che politica verso le Istituzioni.

Andrea Fossati- Piacenza

mercoledì 20 aprile 2011

20/04/2011 - Romano Ministro, poteva succedere solo in Italia



Francesco Saverio Romano è diventato Ministro dell’Agricoltura. I parlamentari di “iniziativa responsabile”, così si fa chiamare il gruppo capeggiato dallo stesso Romano, hanno atteso la conferma della sua nomina prima di esprimere voto favorevole in Giunta per le autorizzazioni, relativamente al conflitto d’attribuzione sollevato dalla maggioranza con i magistrati di Milano, nell’ambito del processo Ruby che vede indagato Silvio Berlusconi. Questa premessa la dice lunga sulle reali motivazioni della nomina dell’ex Segretario Siciliano dell’Udc, con il Premier costretto a sottostare ai diktat di una cerchia di Parlamentari per assicurarsi il loro voto. Un mercimonio indecoroso nel completo sfregio delle Istituzioni che certifica in maniera lampante una situazione politica, quella a cui siamo di fronte, fatta di continui ricatti, dove la libertà d’azione dell’Esecutivo è compromessa a causa dei guai giudiziari del Presidente del Consiglio.
E’ inoltre da considerare un altro aspetto prendendo spunto dalle parole del Presidente della Repubblica Napolitano, che ha espresso forti dubbi sulla scelta di Berlusconi, proprio perché il neo Ministro dell’Agricoltura ha il precedente di un’inchiesta per mafia archiviata nel ’99 ed è tutt’ora coinvolto in due procedimenti giudiziari: uno per concorso esterno in associazione mafiosa, l’altro per corruzione con l’aggravante del metodo mafioso. E mentre il Ministro della Difesa La Russa si è affrettato a dire che “una persona è innocente fino a sentenza di Cassazione”, noi preferiamo ricordare  quanto detto dal Giudice Paolo Borsellino in un intervento pubblico degli anni ‘90  e quanto mai attuale: “l’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice, quel politico era vicino a quel mafioso, è stato accusato di avere interessi convergenti con l’organizzazione mafiosa, però la magistratura non l’ha condannato quindi quel politico è un uomo onesto…..”. Ci si nasconde cioè dietro lo schermo della sentenza per valutare la persona; non necessariamente chi non ha una condanna deve essere per forza ritenuto meritevole di certi incarichi. Bastano certe vicinanze per rendere il politico inaffidabile. Proprio a proposito di questo non possiamo dimenticare che Saverio Romano, erede politico di Totò Cuffaro e primo a portagli solidarietà al momento del suo arresto, fu indicato, secondo il pentito Francesco Campanella, dal boss della cosca di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro, come meritevole di grande considerazione, tanto da godere dell’appoggio totale delle famiglie per l’elezione in Parlamento nel 2001. Particolare curioso: Romano, poi eletto, fece parte della Commissione Giustizia e fu uno dei pochi deputati a votare contro la legge che rese definitivo il 41 bis (ergo il carcere duro per i mafiosi).
La sua nomina a Ministro dell’Agricoltura è da ritenersi quindi indecorosa sia per il modo in cui è avvenuta, rappresentando la stessa una cambiale pagata ad un nugulo di Parlamentari in cambio della loro fedeltà, sia per la posizione giudiziaria dell’esponente politico. A dimostrazione che il solo obiettivo della maggioranza è la sopravvivenza, qualsiasi sia il prezzo da pagare.

Andrea Fossati - Piacenza

martedì 11 gennaio 2011

11/01/2011 - Lettera aperta al Ministro La Russa sulla guerra in Afghanistan


Egregio Ministro La Russa,

Con la morte del giovane alpino Matteo Miotto si è tornati a parlare del ruolo italiano nella guerra che da dieci anni si combatte in Afghanistan. Un interesse, quello dei media, che sarà purtroppo breve e circoscritto alle solite dichiarazioni di rito. Spente le luci dei riflettori mediatici, nel silenzio assordante di una certa politica, nel clamore di notizie insignificanti e dei cigolii di vergognose macchine del fango, tutto riprenderà come prima, e il contingente tricolore (lo stesso tricolore quotidianamente vituperato dal ministro Bossi) resterà in quella terra per “portare la pace”. Eppure, come Lei ben sa, in Afghanistan il quadro di riferimento rispetto alle ipotesi iniziali è radicalmente cambiato: una missione che avrebbe dovuto essere di pace si è trasformata in una vera e propria guerra fra opposte fazioni, fatta di torbidi accordi che coinvolgono “bande” locali e potentati internazionali mossi da lampanti interessi economici.

E allora perché dovremmo restare ? Chi stiamo difendendo ? Cosa ci facciamo in un luogo dove i soldati italiani, per lo più ragazzi, rischiano costantemente d’essere vittime di cecchini o d’agguati ? Ne abbiamo pianti 35 dal 2004, a cui s’aggiungono le migliaia di civili – fra cui donne e bambini – uccisi sotto i bombardamenti. E’ da tempo che l’Italia dei Valori insiste per il ritiro del nostro contingente dall’Afghanistan. Per questo ha votato, unica forza politica del Parlamento, contro il rifinanziamento di questa missione. Oltre a ciò lo sconcerto è constatare che il Suo Ministero ha speso 15 miliardi di euro per acquisire nuovi caccia bombardieri, mentre ogni settore del nostro Paese, dalla sanità, all’istruzione, alla giustizia, viene funestato dai tagli. Ma se è davvero una missione di pace come Lei e il Governo di cui fa parte volete far credere, a cosa servono nuovi caccia bombardieri ? E soprattutto perché sono destinati ad iniziative di cooperazione, ricostruzione e assistenza sanitaria in Afghanistan solamente 18 milioni di euro ?

Si smetta finalmente di raccontare insopportabili fandonie e si decida di fare l’unica cosa: dare concreto seguito all’articolo 11 della nostra Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” A maggior ragione quando si tratti di scellerati interessi economici.

Andrea Fossati
coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza

sabato 8 gennaio 2011

08/01/2011 - Il problema mafioso riguarda anche il Nord Italia


Lettera pubblicata da Libertà (06/01) e da Cronaca (07/01)

Negli ultimi tempi il tema dell’infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nelle regioni settentrionali si è posto con forza all’attenzione degli osservatori meno distratti. Le frequenti e imponenti operazioni condotte da magistratura e forze dell’ordine, che hanno portato all’arresto di decine di affiliati, non hanno più carattere episodico e hanno scosso l’atteggiamento ipocrita di chi vorrebbe le lande nordiste dotate di anticorpi sufficienti a renderle immuni dalla presenza delle mafie.

Purtroppo la realtà è diversa. Lo hanno spiegato recentemente nella nostra città valenti studiosi del fenomeno, docenti, magistrati e giornalisti ospiti di Libera. Lo aveva segnalato Italia dei Valori fin dal giugno scorso con una interrogazione al ministro dell’interno rimasta, ad oggi, senza risposta.

Da allora sono state diverse le occasioni (in alcuni casi hanno interessato proprio il nostro territorio) in cui si è manifestata la gravità della situazione. Basti citare l’operazione che nel luglio scorso ha portato alla cattura di alcune centinaia di ‘ndranghetisti nella vicina Lombardia o i sequestri nel piacentino di beni appartenenti alle cosche. Ma è stata necessaria la pubblica denuncia di Saviano dagli schermi televisivi per suscitare una reazione. Invero indignata, da parte della Lega.

Il problema mafioso non appartiene più solo al Mezzogiorno ma è un problema nazionale. Anche del Nord, dove ora, paradossalmente, si è sviluppato più che al Sud, non avendo incontrato una azione di contrasto di pari intensità.

In questo senso è apprezzabile e da sostenere la proposta del cons. regionale PD, Carini, diretta ad ottenere l’istituzione anche in Emilia Romagna di una struttura operativa della Direzione Investigativa Antimafia per combattere i rischi, ormai purtroppo non solo tali, di infiltrazione e di controllo del territorio da parte della criminalità mafiosa. Perché, per quanto il cons. regionale leghista, Cavalli, ritenga che la Lega sia “da venti anni in campo contro la mafia al Nord”, il controllo del territorio non è prerogativa solo del suo partito ma, purtroppo, anche della ’ndrangheta, il cui progressivo insediamento è andato curiosamente di pari passo con il crescente peso politico del partito stesso. Sarà un caso; solo i maligni del resto possono dubitare che ciò possa avere una relazione con quella corrente di pensiero, di marca alleata, secondo la quale con la mafia era possibile convivere. E quindi coabitarvi.

E’ evidente che la dimensione raggiunta dalla presenza delle mafie chiama in causa responsabilità diffuse, ma in primo luogo quelle di chi si è comportato esattamente come le classi dirigenti e politiche meridionali che mentre negavano l’esistenza della mafia facevano affari con i mafiosi. Negare l’esistenza del fenomeno al Nord, anche solo per salvaguardare l’immagine del territorio e non accomunare i propri cittadini a quelli delle realtà meridionali, ha contribuito a generare disinformazione e sottovalutazione, un silenzio delle coscienze che è il miglior complice degli affari di mafia.

Sono comprensibili, talvolta, gli atteggiamenti di prudenza di molti addetti ai lavori, che non esitano a definire “isola felice” il nostro territorio, quando sono mirati a non suscitare un eccesso di allarmismo. Ma che la preoccupazione sia viva lo dimostra l’arrivo a Piacenza di un nuovo Prefetto proveniente dalla carriera in Polizia che tra le prime dichiarazioni, non a caso, ha affermato l’impegno a battere tutte le strade per tenere lontana la mafia e a tal fine ha sottolineato come per evitare le infiltrazioni a Piacenza sia basilare che le associazioni di categoria vigilino e denuncino. Un Prefetto che la pensa in questo modo è la migliore risposta anche alle questioni poste con la nostra interrogazione e, al tempo stesso, di stimolo per quanti, come noi di IdV, sono convinti della necessità di coltivare la sensibilità civile per costruire in primo luogo un clima di consapevolezza. Perché il controllo di legalità non è più delegabile alla magistratura e alle forze dell’ordine ma è compito precipuo anche delle amministrazioni locali, della stampa e della cittadinanza attiva. E un alto tasso di legalità e di controllo di legalità sono il necessario antidoto alle infiltrazioni, all’insediamento oltre che alle collusioni con i poteri mafiosi di qualsiasi matrice.

Andrea Fossati
Segreteria provinciale Italia dei Valori

venerdì 7 gennaio 2011

07/01/2011 - Fava e Alfano: giornalisti e vittime di mafia



In questi primi giorni del 2011 ricorrono 2 anniversari di vittime della criminalità organizzata, entrambi giornalisti: il 5 gennaio 1984 fu ucciso Pippo Fava mentre l’8 gennaio 1993 Beppe Alfano. Fava venne assassinato dai killer della cosca di Nitto Santapaola che gli spararono alla nuca prima del suo arrivo al Teatro Stabile di Catania, città dove cominciò a lavorare come giornalista, prima dirigendo Il Giornale del Sud, poi fondando il mensile I Siciliani. Nel corso della sua carriera non lesinò mai di denunciare con i suoi articoli la presenza della mafia in terra di Sicilia portandone alla luce i numerosi intrecci con l’imprenditoria e i pezzi deviati dello Stato. Non furono pochi i tentativi d’intimidazione a cui fu sottoposto, tuttavia l’impegno civico e il profondo concetto etico del giornalismo regnante in lui gli permisero di proseguire tenendo sempre la schiena dritta. Insieme ad un manipolo di giovani sfidò apertamente il malaffare per provare a risvegliare le coscienze intorpidite del suo popolo facendo in modo che si potesse arrivare così ad un riscatto culturale. Beppe Alfano fu invece ucciso da 3 proiettili mentre era alla guida della sua auto a Barcellona Pozzo di Gotto, dove la figlia Sonia ha organizzato per l’8 gennaio prossimo una giornata in ricordo suo e di tutte le vittime della criminalità organizzata. Alfano fu giornalista per passione in una terra disgraziata, roccaforte di numerosi latitanti, scoprì anch’esso traffici illeciti e deviazioni di pezzi dello Stato; ebbe un destino per certi versi simile a quello di Fava: giornalisti morti facendo il proprio dovere, pagando con la propria vita una battaglia di legalità. Noi Giovani dell’Italia dei Valori ci uniamo al ricordo di queste due figure sacrificatesi nella lotta alla criminalità organizzata. Una battaglia da combattere ogni giorno unendo ad una profonda consapevolezza del fenomeno la vicinanza a tutte le figure impegnate in prima linea per debellarlo.

Andrea Fossati
Coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza

venerdì 31 dicembre 2010

31/12/2010 - Demolizione dell'ex zuccherificio di Sarmato. Idv con Raggi, Gazzola e Fossati ripropone i dubbi



da Libertà del 23/12/2010


«È un atteggiamento di sottovalutazione del problema quello del presidente della Provincia Massimo Trespidi quando afferma che il protocollo sulla legalità sottoscritto con la prefettura e alcuni comuni riguarda soltanto gli appalti fatti dall’ente». A parlare è l’assessore al bilancio del comune di Piacenza Luigi Gazzola, che ieri mattina, nella sede piacentina dell’Italia dei valori, ha riproposto gli interrogativi sull’intervento della ditta Ecoge nell’opera di demolizione dello zuccherificio di Sarmato di proprietà di Sacofin. Dubbi avanzati con un’interrogazione dal consigliere provinciale Samuele Raggi, che ieri mattina affiancava Gazzola e il coordinatore dell’Idv Andrea Fossati.

«Le infiltrazioni mafiose nelle regioni del Nord Italia non sono un fatto nuovo – ha detto Gazzola – e non avevamo bisogno di Saviano per conoscere questo fenomeno. Le informazioni raccolte dall’Idv hanno lo scopo di creare una consapevolezza sul territorio. Non possiamo continuare a pensare che la nostra provincia sia un’isola felice». Le domande evidenziate nell’interrogazione riguardano i presunti legami dell’impresa di demolizioni genovese con la criminalità organizzata calabrese. «Secondo una relazione semestrale della Direzione distrettuale antimafia (2002) – scrive Raggi – l’imprenditore titolare della Ecoge, tale Gino Mamone, sarebbe finito più volte nel mirino degli inquirenti principalmente per reati ambientali». Viene inoltre ricordato come l’imprenditore «sia stato segnalato per i suoi legami con la cosca della ‘ndrangheta calabrese dei Mammoliti». Mamone è inoltre coinvolto in un’inchiesta per corruzione che coinvolge alcuni ex consiglieri comunali di Genova nell’ambito della compravendita dell’ex Oleificio Gaslini.

«Le istituzioni debbono porsi come garanti della legalità – ha ribadito Raggi – e il protocollo di legalità sottoscritto dalla Provincia io lo intendo non solo per gli appalti pubblici, ma come una forma di controllo su qualsiasi tipo di procedura». Per sottolineare il ruolo della Provincia nell’attività riguardante la demolizione dell’ex zuccherificio sarmatese, gli esponenti dell’Idv hanno ricordato lo screening ambientale attualmente in atto.

Nell’interrogazione e nella conferenza stampa di ieri si è parlato anche dell’appalto che in passato la società genovese ha avuto per Sogin e dell’attività svolta all’interno dell’ex centrale nucleare di Caorso. Una questione che ha fatto scattare la reazione del sindaco Fabio Callori, il quale ricorda come, a causa di inadempienze, dopo 5 mesi l’appalto sia stato revocato. «Si tratta comunque di questioni che hanno riguardato Sogin e nulla hanno a che fare con l’amministrazione comunale di Caorso».

martedì 15 giugno 2010

15/06/2010 - Intercettazioni: una legge liberticida


Contro la legge anti-intercettazioni che permetterà a delinquenti della peggior specie di rimanere impuniti l'Italia dei Valori sta facendo una chiara e netta opposizione. Pochi giorni fa i "nostri" Senatori hanno occupato l'aula di Palazzo Madama; nel Paese sono e saranno organizzate numerose forme di protesta verso questo provvedimento liberticida che tronca la libertà d'informazione e spegne la luce al popolo italiano: non si potrà sapere più nulla su fatti riguardanti questo o quel politico/uomo d'affari o chiunque esso sia fino alle indagini preliminari (del caso Scajola per esempio non avremmo saputo niente).

Una pericolosa deriva verso la quale ci stiamo dirigendo in maniera lenta ed inesorabile dopo ogni legge ad personam del Presidente del Consiglio. Anche i tanto decantati finiani, dopo un inizio hard, si sono spontaneamente o spintaneamente adeguati per parola di Italo Bocchino: "meglio di così non si poteva fare" ha detto l'Onorevole dopo le ultime modifiche alla legge denominata bavaglio.

Entrando brevemente nel testo del provvedimento come non rabbrividire di fronte alla scure rappresentata dal limite massimo di 75 giorni fissato per la durata degli ascolti e dopo i quali dovranno essere chieste proroghe di 72 ore in 72 ore. Ma come si può produrre un tale aborto se si pensa che ci sono complicatissime indagini che richiedono mesi se non anni per trovare il bandolo della matassa ?!. Inoltre le pesanti multe agli editori ed ai giornalisti che sgarreranno sono un chiaro segnale d'intimidazione verso i non allineati al pensiero berlusconiano.

L'ultimo appello dell'IdV per bocca di Antonio Di Pietro è stato rivolto al Presidente della Repubblica. Confidiamo infatti che Giorgio Napolitano respinga questa legge palesemente incostituzionale e antidemocratica al mittente.

Andrea Fossati - coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza

lunedì 14 giugno 2010

14/06/2010 - In Italia corruzione e impunità regnano sovrane. La legge che vieta le intercettazioni può rappresentare il colpo di grazia.


Da quando è iniziata la legislatura, ogni giorno che passa non fa altro che testimoniare le numerose discutibili scelte politiche intraprese dell’attuale Governo. Cosa più eclatante, ancor’prima di risolvere i tanti bisogni della collettività, è sempre stata la spasmodica volontà di mettere in pratica qualsiasi misura volta a garantire l’immunità ai membri della cosiddetta “casta”; si è cominciato con il “Lodo Alfano”, bocciato dalla Corte Costituzionale nell’ottobre 2009, che garantiva l’improcessabilità per le quattro più alte cariche dello Stato durante tutto l’arco del quinquennio di Governo (nonostante il beneficiario effettivo fosse uno soltanto), e si è proseguito con la stesura del “legittimo impedimento”, esteso, oltre che al Presidente del Consiglio, anche ai Ministri della Repubblica.


Senza contare l’ultimo scempio rappresentato dalla legge sulle intercettazioni, con pubblicazione delle stesse impossibile fino ad udienza preliminare e pesanti multe per gli editori e i giornalisti in caso di violazione della norma. Un bavaglio in piena regola che avrà effetti devastanti sulla macchina giudiziaria e sull’informazione; tutto ciò mentre il Premier Berlusconi prosegue nello strillare a reti unificate la bontà della misura utile a lui e, prendendo spunto dal libro di Sergio Rizzo, alla cricca di politici e uomini d’affari al seguito. C’è da rabbrividire se pensiamo che con questa legge verranno lasciati impuniti numerosi crimini a scapito della sicurezza dei cittadini (tanto decantata dal centro-destra in campagna elettorale).

Non dimentichiamo poi che giacciono nel cassetto parecchie proposte per la reintroduzione dell’immunità parlamentare, abolita a furor di popolo tramite la riforma costituzionale dell’articolo 68 all’epoca di mani pulite, ma ora tornata di moda viste le vicende giudiziarie che vengono a galla ogni giorno. Le responsabilità politiche di Salvatore Cuffaro, Marcello Dell’Utri, Nicola Cosentino e Guido Bertolaso (giusto per citarne alcuni) sono state tradotte e amplificate dai mass media berlusconiani in un “fumus persecutionis” dei giudici. Da ultima e più eclatante, la vicenda di Claudio Scajola, dimessosi dal dicastero dello Sviluppo Economico perché sospettato d’aver intascato 900 mila euro in nero serviti per pagarsi una casa nelle vicinanze del Colosseo a Roma, è servita a bollarlo come “uomo con alto senso dello Stato” per il gesto compiuto. Peccato che nemmeno lui sia riuscito tutt’ora a spiegare tale anomalia (“forse la mia casa è stata pagata da altri” ha tragicomicamente detto).

A corredo di ogni vicenda restano poi le rituali e stucchevoli dichiarazioni di stima e solidarietà di questa o quella parte politica. E’ palese rilevare che senza misure severe di contrasto a questo tipo di sistema politico-affaristico la situazione della nostra povera Italia potrà solamente peggiorare.

Deve perciò tornare al centro della scena la difesa della democrazia da parte di tutti i cittadini per cercare d’arginare la deriva istituzionale in atto. Una resistenza che si pone indispensabile nei confronti di un Governo che ostacola la lotta alla corruzione, al malaffare, alle organizzazioni mafiose con leggi criminogene e con l’unico scopo di mettere a tacere le voci libere o dissenzienti.


Andrea Fossati - coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza

venerdì 4 giugno 2010

04/06/2010 - No alla privatizzazione dell'acqua



Posto sul blog un intervento inviato ai quotidiani locali piacentini Libertà e Cronaca nel novembre 2009, successivamente all'approvazione del DL Ronchi. Vengono spiegati sinteticamente gli effetti del provvedimento sulla gestione del servizio idrico. IDV sta cercando di abrogarlo passando per lo strumento referendario. Ecco il testo:


Il Decreto Legge Ronchi è stato approvato anche dalla Camera dei Deputati. Il gruppo dell’Italia dei Valori ha votato compattamente NO a questo scellerato provvedimento proposto dal Governo di centro-destra, che trasforma l’acqua, un bene di tutti, in una merce. E spieghiamo in quest’intervento le convinzioni del nostro perché.

“L’oro blu” come viene chiamata per farne comprendere a tutti la grandezza è un servizio pubblico locale, ma assume i connotati di vera e propria risorsa per tutta l’umanità. Dovrebbe perciò essere trattata come tale e alla stregua di un diritto umano, non come un bene economico su cui lucrare il più possibile.

Per ricollegarci a quanto scritto nelle prime righe, il Decreto legge 135/2009 che disciplina l’argomento in questione, all’articolo 15, definisce la privatizzazione dei servizi pubblici locali nell'ambito di un provvedimento “recante disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee”, nonostante la Comunità stessa non imponga nessuna liberalizzazione dell’acqua, anzi tutto il contrario. Ricercando informazioni più dettagliate abbiamo infatti scoperto che due risoluzioni Europee, datate rispettivamente 11 marzo 2004 e 15 marzo 2006, dichiarano sostanzialmente l’opposto: nel primo documento si disciplina la “strategia per il mercato interno” ed "essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno". Nel secondo documento invece si afferma che “l'acqua è un bene comune dell'umanità e come tale l'accesso alla stessa costituisce un diritto fondamentale della persona umana….”.

Andiamo ora a spiegare dettagliatamente cosa accadrà visto che c’è stato l’ok sul provvedimento in questione anche da Montecitorio.

L'articolo 15 del suddetto D.L., intanto, rende obbligatorio il ricorso alla gare per la concessione della gestione dei servizi pubblici locali (ci sono anche rifiuti e trasporto pubblico locale). L’unica alternativa concreta è l’affidamento a società per azioni “miste” tra pubblico e privato, ma la legge da un tetto massimo del 30% alla partecipazione degli enti locali ai capitale societari.

Il successivo comma dell’articolo va ad eliminare inoltre, a partire dal 31/12/2011, tutte le gestioni IN HOUSE, cioè quegli affidamenti diretti a SPA a totale controllo pubblico.

Ragionando poi sulle cifre concrete scopriamo che la nostra rete idrica è attualmente coperta da 110 gestori, con 64 di essi totalmente a capitale pubblico e a servizio di oltre la metà della popolazione. Dai prossimi anni gli effetti di questa legge porteranno all’esistenza di sole gestioni private o miste nelle migliore delle ipotesi, con lo spettro concreto di aumenti in bolletta per i cittadini e diminuzione dei controlli per la nostra sicurezza. L’unico vero affare lo faranno di conseguenza le multinazionali straniere.

Ed è bene ricordare altresì che in tutta Europa la privatizzazione dell’acqua è stata bloccata o, come avviene in Francia, è in atto un processo di ripubblicizzazione. Negli Stati Uniti invece le reti idriche locali restano salde in mano ai municipi. In Sud America la privatizzazione dell’oro blu vide la luce quando al potere andarono dittature, come ad esempio quella di Pinochet in Cile.

Altra constatazione che facciamo è chiederci dov’era la Lega Nord quando il provvedimento è stato approvato al Senato e alla Camera. Forse i parlamentari del carroccio non ricordavano la levata di scudi di molti comuni amministrati da esponenti del loro stesso partito quando, già con la legge 133/2008, la gestione dell’acqua venne affidata al mercato. Ed è troppo comodo parlare sul filo di lana di decreto insoddisfacente (ma non l’ha firmato lo stesso Calderoli ?!).

L’Italia dei Valori sarà quindi in prima fila per impedire questa speculazione su un bene di prima necessità, memore degli effetti devastanti che portano le privatizzazioni: paghiamo ancora quelle delle autostrade con aumenti di tariffe notevolmente sproporzionati e assenza totale di investimenti.

Andrea Fossati .- coordinatore giovani IdV Piacenza

martedì 1 giugno 2010

01/06/2010 - Dalla relazione di Mario Draghi alcune considerazioni sulla disoccupazione giovanile



Il Governo italiano è caduto parecchie volte in contraddizione in questi ultimi mesi, prima negando all’infinito una crisi economica sotto gli occhi di tutti, successivamente varando una manovra correttiva di circa 24 miliardi di euro fatta di “lacrime e sangue” per, citando le parole del Sottosegretario Letta, “permetterci di non fare la fine della Grecia”. Naturalmente la colpa di questi tagli e sforbiciate è stata affibbiata, come nel più scontato dei copioni, all’Europa e alla sinistra.

Ma proseguiamo oltre per far comprendere meglio la situazione. In settimana vi è stata la relazione annuale di Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, il quale ha rilevato come nel mercato del lavoro italiano la disoccupazione sia arrivata ad un livello altissimo, toccando quasi il 9% al marzo 2010. Dato ancor’più preoccupante che ci teniamo a sottolineare come dipartimento giovanile IdV è però l’incremento dei senza lavoro fra gli under 35, assestatosi intorno al 13%. Ma anche per chi trova un occupazione la situazione non è delle più rosee: spulciando uno degli ultimi studi OCSE effettuati abbiamo inoltre scoperto come la retribuzione di un neo-laureato italiano sia di gran lunga più bassa rispetto ad un suo pari grado introdotto nel mondo del lavoro in qualsiasi altro Stato europeo.

Giovani abbandonati a se stessi quindi; vittime per necessità della precarietà e, in certi casi, dello sfruttamento. La flessibilità in Italia è quindi percepita come una costrizione e non come una possibilità, in altre parole il posto fisso resta per la maggior parte un sogno. Si va avanti a colpi di contratti a termine che chissà se verranno rinnovati. A catena si manifesta quindi l’impossibilità di permettersi una vita autonoma, quindi affittare una casa oppure metter su famiglia restano chimere. E si rimane così per necessità a vivere con i genitori.
Certamente la situazione è allarmante ma non ci deve tuttavia meravigliare; in un Paese dove le clientele e le raccomandazioni regnano sovrane (a scapito del merito) e dove le politiche giovanili sono merce rara cosa ci potremmo mai aspettare ? Potremmo invece dire realisticamente che se non s’investe maggiormente in scuola, università e specializzazione con una razionalizzazione delle spese e degli sprechi la situazione non potrà far altro che peggiorare col passare del tempo, con sempre più giovani a gravare sulla popolazione attiva e con un sistema che rischia l’implosione fra poche decine d’anni. Ci sentiamo quindi di dire che la politica deve agire in fretta mettendo altresì in campo misure concrete volte a favorire l’inserimento e la successiva tutela nel mondo del lavoro dei giovani, agendo con idonei incentivi sulle imprese che investono e assumono lavoratori a tempo indeterminato. I soldi per far ciò si potrebbero trovare in breve termine con una lotta alla corruzione e all’evasione, veri cancri che bloccano lo sviluppo e la competitività del nostro mercato. Affinchè il lavoro resti un diritto di tutti.

Giovani Italia dei Valori Piacenza

lunedì 24 maggio 2010

24/05/2010 - Commemorazione di Giovanni Falcone ieri a Piacenza



Ieri è stata una giornata densa di emozioni e significati. Era il diciottesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e di 3 agenti della scorta. Il tutto fu causato quel maledetto 23 maggio 1992 dall'esplosione di circa 500 kg di tritolo sull'autostrada A29 nei pressi dello svincolo che porta a Capaci.

A Piacenza, insieme al nostro segretario provinciale Sabrina Freda, all'Assessore Comunale Luigi Gazzola e ad Antonella Liotti di LIBERA, abbiamo depositato un mazzo di rose bianche nell'area verde di via Damiani (davanti alla chiesa di Nostra Signora di Lourdes) dedicata al magistrato palermitano. Un piccolo gesto per non dimenticare un uomo dall'alto senso dello Stato che ha sacrificato la vita per combattere uno dei più grandi mali che attanagliano ancor'oggi e sempre più la nostra Italia. In espanzione soprattutto al Nord dove la Piovra fa  ingenti affari con l'edilizia e il traffico di droga.

L'Italia dei Valori, ricordando il sacrificio di Falcone, non abbasserà mai la guardia e sarà sempre in prima linea nel contrastare il fenomeno mafioso.

Andrea Fossati - coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza

mercoledì 19 maggio 2010

19/05/2010 - 3 referendum per l'Italia dei Valori: blocca il nucleare, difendi l'acqua pubblica, ferma il legittimo impedimento


L’Italia dei Valori continuerà fino alla metà del mese di luglio a Piacenza e Provincia la campagna referendaria volta a contrastare 3 provvedimenti messi in campo dall’attuale Governo Berlusconi.

Nel primo quesito chiediamo ai cittadini di ribadire la loro contrarietà al ritorno della tecnologia nucleare in Italia per una serie di motivi:

- L’alterazione degli equilibri idrogeologici del territorio, dato che la centrale atomica utilizza enormi quantità d’acqua per il solo raffreddamento;

- il problema dello smaltimento delle scorie, di per se pericolosissime, è accompagnato dal fatto che le stesse impongono migliaia d’anni per cessare i loro effetti;

- l’imposizione “manu militari” dei futuri siti di stoccaggio (fra cui in pole position troviamo Caorso) da parte del Consiglio dei Ministri non lascerà spazio a nessuna concertazione in ambito locale; questo toglierà d’impaccio i molti governatori del centro-destra che in campagna elettorale si erano detti contrari al nucleare;

- con le energie rinnovabili potremmo avere bollette meno salate e minor inquinamento. Ad esempio il Comune di Piacenza, per favorire l’installazione dei impianti fotovoltaici, concesse nel 2009 con un bando contributi a favore di soggetti privati che si sarebbero impegnati a dotarsi di tale sistema. Uno studio dell’Università Bocconi ha inoltre rilevato che, contrariamente al nucleare, le energie rinnovabili attireranno circa 30 miliardi di euro d’investimenti e decine di migliaia di posti di lavoro.

Il secondo quesito referendario propone d’abrogare l’articolo 15 del Decreto Legge 135/2009 che sancisce in soldoni la privatizzazione dell’acqua potabile in Italia. Un percorso iniziato a piccoli passi già negli anni 90’ e che prevederà, a partire dall’1/1/2012:

-“la cessazione degli affidamenti del servizio a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni”;

- l’obbligatorietà di ricorrere a gare per la concessione della gestione dei servizi pubblici locali. L’unica alternativa concreta sarà l’affidamento a società per azioni “miste” tra pubblico e privato, ma la legge da un tetto massimo del 40% (che dovrà scendere al 30% al 31/12/2015) alla partecipazione degli enti locali ai capitale societari.

L’Italia dei Valori ritiene l’acqua un bene comune dell'umanità e come tale non può permettere che “l’oro blu” diventi una merce condizionata dal mercato. Con questa legge infatti vedremo giocoforza aumentare le tariffe in bolletta senza alcun corrispettivo in termini di miglioramento del servizio. E se ogni giorno migliaia di litri d’acqua (1/3 di quella consumata) se ne vanno causa reti colabrodo, perché non considerare un piano d’investimenti impegnando Stato ed Enti Locali invece di far porgere su un piatto d’argento a lobby e clientele varie il “Dio profitto”.

Terzo e ultimo quesito riguarda il “legittimo impedimento”, ennesima legge ad hoc creata per Silvio Berlusconi. In pratica si consente all’imputato, se Ministro o Premier, di non farsi processare da alcun giudice adducendo impegni istituzionali. Una presunzione d’impossibilità che non può essere però verificata. In pratica gli avvocati si potranno presentare in udienza col certificato di Palazzo Chigi facendo slittare sine die un determinato processo (quando scriviamo la tattica è stata già posta in essere dall’avvocato Ghedini). Anche nel caso appena specificato l’IdV, avente come prerogativa fondante la difesa dei Principi Costituzionali, non può certo restarsene a guardare.

Una battaglia che definiamo giusta e doverosa questa della raccolta firme pro referendum, strumento democratico che ci viene messo a disposizione per permetterci di continuare ad agire facendo battaglie in difesa dei diritti dei cittadini.

L’appuntamento per poter firmare è fissato fino a metà luglio:

- tutti i sabati a Piacenza in Piazzetta San Francesco dalle 10 alle 20
- tutte le domeniche sul Pubblico Passeggio vicino al Liceo Respighi dalle 16 alle 20

l'elenco dei banchetti della settimana è presente su http://www.idvpiacenza.it/


ANDREA FOSSATI – coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza