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sabato 24 luglio 2021

15/07/2021 - Tutelare la dignità di Sindaci e Consiglieri Regionali

 

Nella foto il Sindaco Massimo Castelli

Troppe responsabilità a fronte, anche, di indennità nemmeno paragonabili a quelle dei Parlamentari. Fare il sindaco sta diventando «il mestiere più pericoloso del mondo» per usare un’espressione dell’avvocato Luigi Chiappero, difensore della sindaca di Torino Chiara Appendino, condannata a un anno e sei mesi per i fatti di Piazza San Carlo dello scorso 3 giugno 2017, il giorno della finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, quando il panico scatenato da una bomboletta spray urticante, costò la vita a due persone e numerosissimi feriti.

Recentemente, anche il sindaco di Cerignale Massimo Castelli a Roma sul palco di Piazza Santi Apostoli ha insistito sullo stesso punto: «Il sindaco di Fara San Martino è indagato per omicidio colposo perché una donna è morta colpita da un sasso su un sentiero nel suo territorio comunale». Qualcosa deve necessariamente cambiare, anche per evitare che i giovani si allontanino da quella bellissima esperienza umana che è la partecipazione alla vita pubblica del proprio territorio, nella veste di primo cittadino. Soprattutto nelle zone periferiche, dove la smobilitazione dello Stato è in atto da anni.

La soluzione, in realtà, ci sarebbe anche: è stata presentata da Anci al Presidente Mario Draghi una proposta di legge per sgravare le responsabilità dei sindaci. Questo è un 'mestiere' che sa regalare emozioni uniche ma che purtroppo ogni giorno li espone anche a rischi che potrebbero segnare profondamente non solo la vita amministrativa ma anche quella personale e familiare.

Non solo sindaci. Anche fare il consigliere comunale è un’esperienza di vita che va stimolata, tant’è che esistono anche i consigli comunali dei ragazzi per avvicinare i più giovani alla vita politica del proprio territorio. Palestre di cittadinanza e di vita che forgeranno, si spera, una futura classe dirigente in grado di tenere alto l’onore di rappresentare i propri cittadini.

Ecco, esattamente il contrario di quanto fatto da Vittorio Feltri, che, intervistato sulla nomina di capolista di Fratelli d’Italia per le Comunali di Milano, ha dichiarato: «Fare il consigliere non è un impegno. Vai in Consiglio una volta la settimana, dici le tue cazzate e magari riesci pure a imporre qualcosa. Così posso continuare a fare il mio lavoro a Libero. E non mi monto la testa come fa chi non ce l’ha». Cattivi maestri per il mestiere più bello del mondo.

Andrea Fossati

pubblicato da libertà 15/07/2021

giovedì 1 aprile 2021

01/04/2021 - Riflessioni sul riconoscimento del Centro Islamico come moschea


Riflessioni sul riconoscimento del Centro Islamico come moschea

In questi giorni la polemica su quella che sarà di fatto la nuova moschea ha raggiunto picchi surreali. Eppure poter pregare il proprio Dio dovrebbe essere un diritto fondamentale e si fatica a comprendere quale riluttanza potrebbe esserci nel riconoscerlo formalmente, chiamando con il proprio nome una realtà che a Piacenza esiste già da oltre un decennio.

Non nascondo che rileggendo Libertà partendo dalle prime fasi della querelle lo smarrimento aumenta: dapprima la Lega attacca Fdi e l’Assessore Opizzi rea di non aver stoppato la pratica (a proposito, il partito di Salvini dov’era in questi ultimi quattro anni di governo della città ?); successivamente la Opizzi passa da una posizione apprezzabile (“non avrei mai potuto avere un ruolo fondamentale in questo percorso”) alla divulgazione a mezzo stampa di una lettera inviata ai funzionari comunali nella quale chiede ulteriori verifiche e chiarimenti con una tempistica allarmante, dato che l’iter si è concluso positivamente nel marzo 2021.

Se la difesa dell’amministrazione ricade sul dover di legalità e trasparenza, e questo nessuno lo pone in discussione, allora per lo stesso motivo si sgombri il campo da equivoci e si dia risposta alle sei domande che l’opposizione ha posto all’Assessore Opizzi.

Un altro argomento utilizzato dai detrattori della moschea è quello relativo alle presunte derive terroristiche. L’On. Foti ha toccato il punto nell’intervista del 28 marzo u.s. citando quanto sta accadendo in Francia. Tuttavia occorrerebbe contestualizzare l’opera di controlli che il Paese transalpino ha messo in campo per contrastare l’estremismo islamico, in particolare quello connesso al movimento turco Visione Nazionale, braccio armato di Ankara. Il fondamentalismo è certamente una minaccia per l’Europa e va combattuto con forza, ma su un tema così delicato, Foti avrebbe dovuto, con maggior senso di responsabilità, rimarcare la distanza tra quel contesto e il nostro, di certo non esposto agli stessi rischi.

Apprezzabile, infine, l’intervento del Vescovo Monsignor Cevolotto che ha sostenuto come sia importante accogliere gli immigrati riconoscendone anche il diritto a un credo religioso altro, senza scadere nell’utilitarismo: sono persone, prima ancora che forza lavoro. Non dimentichiamolo.

La pandemia ci dovrebbe unire nella solidarietà, indipendentemente dalla religione.

ANDREA FOSSATI

domenica 11 marzo 2018

11/03/2018 - Analisi sconfitta elettorale del PD

Articolo pubblicato da libertà l'11-03-2018


Possiamo dirlo chiaramente: Il risultato di questa tornata elettorale per il Partito Democratico è stato ben al di sotto delle aspettative.
“Passata la nottata” per metabolizzare l’accaduto e analizzare meglio i trend nei collegi, emerge la necessità di cercare le ragioni profonde che ci hanno portato al 18.7% a livello nazionale.
In premessa occorre dire che si perde e si vince tutti assieme. Sarebbe quindi sbagliato andare alla ricerca di un capro espiatorio, anche se chi ha guidato il partito ha la responsabilità maggiore e Renzi se l’è presa offrendo le sue dimissioni. Ma non basterà una sostituzione del Segretario per risolvere i problemi; di fronte all’enormità di quanto accaduto sarebbe utopistico pensare di metterci una pezza con l’ennesima conta interna, ci dovrà essere una discussione sul progetto PD e sui contenuti, a cominciare dalla Direzione nazionale convocata per lunedì prossimo.  Non si deve perdere un secondo e riattivare subito l’iniziativa politica nei territori (a Piacenza sabato 10 si terrà la Direzione Provinciale, qui il resoconto di libertà). 
A livello di analisi, ha ricordato lo storico dirigente Luigi Berlinguer, è importante sottolineare che si è trattato prevalentemente di un voto d’opposizione verso la società in cui viviamo. E innegabile che in questi 5 anni si siano conquistati diritti e messi in atto provvedimenti mai fatti prima da nessun Governo (unioni civili, divorzio breve, dopo di noi, rilancio del fondo per la non autosufficienza, decontribuzione… giusto per citarne una parte), ma questo bagaglio di “fatto” non ha orientato l’elettorato ed anzi ha penalizzato fortemente il partito che li ha realizzati.
I candidati stessi non hanno contato nulla, fatti salvi casi sporadici. Basti pensare che nel collegio uninominale di Pesaro Il M5S ha vinto nonostante schierasse Andrea Cecconi, al centro dello scandalo dei bonifici taroccati, mentre il Pd è arrivato terzo con il suo uomo di punta, Il Ministro dell’Interno Marco Minniti. 
Ma perché è accaduto tutto ciò ? Le cause possono essere ricollegate a quanto detto sopra. In primis nel Sud Italia – e nelle periferie in generale - c’è un disagio sociale diffuso e risposte semplici come il reddito di cittadinanza possono fare breccia nel cuore di quest’elettorato. Idem per il tema dell’immigrazione, dove vengono fornite ricette di slogan rispetto ad un tema complicatissimo. Altri esempi ? La flat tax al 23%. A chi non piacerebbe ? Anche se inattuabile, chi l’ha proposta ha detto che i soldi si trovano. Problema grande = risposta semplice, e cavalcando l’onda di malessere generale il gioco è fatto. 
Riguardo al tema del quadro politico post-voto, l’unico Governo possibile pare essere formato dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega Nord (che insieme hanno avuto il 51% dei voti espressi dagli Italiani). A loro la responsabilità, cominciando dai comportamenti, di ascoltare le ragioni degli altri e trovare le conseguenti mediazioni. Il Partito Democratico sarà impegnato all’opposizione e alla valutazione dei provvedimenti in agenda caso per caso.

Andrea Fossati

venerdì 28 luglio 2017

28/07/2017 - Il taglio dei vitalizi : battuto un colpo in Parlamento



Prima di affrontare il tema in oggetto occorre fare una precisazione: il cosiddetto "assegno vitalizio" per i Parlamentari è stato abolito nel 2012 ed al suo posto vige ora un sistema di tipo previdenziale con la possibilità di andare in pensione a 65 anni. Che scendono a 60 anni se i mandati salgono a due (10 anni di legislatura). Tuttavia gli Onorevoli che avevano terminato il loro mandato al 30 dicembre 2011 stanno continuando a beneficiare del vecchio vitalizio. 

Come ha spiegato Repubblica, la proposta di legge Richetti approvata alla Camera prevede l'introduzione di un sistema previdenziale uguale a quello di cui usufruiscono i lavoratori dipendenti con l'estensione dello stesso anche a tutti gli ex Parlamentari. In soldoni per quest’ultimi si va a mettere mano al vecchio assegno e lo si decurta adeguandolo al sistema contributivo. La norma vale anche per i Consiglieri Regionali.

Ecco qualche esempio di decurtazione: Fausto Bertinotti passerà da 4852 a 2911 euro, Nichi Vendola da 4985 a 2991, Franco Marini da 6457 a 3875 ecc...

Ora la proposta di legge dovrà passare al vaglio del Senato ma c'è già chi scommette su uno stop oppure si augura che la Corte Costituzionale cancelli la stessa perché non si può toccare un diritto acquisito. 

Su quest'ultimo punto occorre fare una riflessione più ampia ovvero i tanto vituperati diritti acquisiti, nel caso specifico, sono il risultato di decenni di pensioni troppo alte rispetto a quanto versato ed ora un’intera classe di lavoratori più giovani deve pagare di più per mantenere quelle pensioni. E che quegli stessi lavoratori, a parità di potere d’acquisto del reddito da lavoro, percepiranno una pensione molto più ridotta (e molto più tardi) rispetto ai pensionati di oggi. Fine della divagazione. 

Tornando al tema, in una situazione di conti pubblici così disastrata, parlare di qualcosa che mi spetta da qui all'eternità riguardo ai vitalizi è fuori luogo, dato altresì che i contributi versano dagli Onorevoli sono di gran lunga minori di quanto già percepito. Con l'approvazione alla Camera della proposta di legge Richetti un buon segnale è stato dato, in attesa dell'ok definitivo. 

martedì 20 giugno 2017

20/06/2017 - Barbieri ormai ostaggio della Lega, visione della donna, sicurezza.



Siamo a martedì, mancano cinque giorni alla fine della campagna elettorale e ieri abbiamo avuto l'ennesima (la terza negli ultimi due mesi) visita di Matteo Salvini in città. 

Alla luce di ciò e considerando il silenzio della parte moderata che la sostiene, possiamo chiamare ufficialmente Patrizia Barbieri  candidata della destra togliendo il trattino centro. 

Matteo Corradini su Facebook ha espresso un'opinione con cui sono totalmente d'accordo: "Se la candidata a sindaco di Piacenza si fa sostenere per la terza (terza) volta da Salvini, delle due l'una: o non sa cosa fa e dice Salvini (e sarebbe grave) oppure lo sa benissimo e intuisce che una bella grattugiata di razzismo sopra finti valori tradizionali (i soliti bla bla sulla famiglia) può essere una formula vincente".

Passando invece ai punti programmatici, Libertà ha pubblicato oggi un'intervista della Barbieri che ritiene la donna "risorsa della società da tutelare e valorizzare". Bene, nelle sue liste, qualora fosse Sindaco, sarebbe solamente una ad essere eletta (direttamente) su venti consiglieri: un bel tacer non fu mai scritto. Ricordiamo che Pari Opportunità vuol dire promuovere la rimozione di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale per la donna. 

Infine sul tema sicurezza Paolo Rizzi ha rimarcato, sempre sul nostro quotidiano locale, che non si può solamente urlare slogan ma bisogna avere progetti credibili alle spalle: "Noi sappiamo di dover agire su due binari: investimenti e tolleranza zero contro il crimine, azioni propositive di integrazione (iniziative di quartiere, di vicinato, di valorizzazione)". Mostriamo ai piacentini anche le opportunità e non solo i rischi dell'integrazione. 


lunedì 19 giugno 2017

19/06/2017 - Ad una settimana dal ballottaggio Rizzi-Barbieri: i primi endorsement



Mancano ormai pochi giorni al ballottaggio fra Paolo Rizzi e Patrizia Barbieri: si voterà infatti domenica 25 giugno dalle 7 alle 23.

La prima notizia di oggi è che non ci sarà alcun apparentamento ed entrambi  i candidati avranno sulla scheda solo i simboli delle liste che li hanno sostenuti al primo turno.

In secondo luogo si registrano le prime dichiarazioni di voto a favore di Paolo Rizzi: Gianluca Zilocchi, segretario CGIL di Piacenza, invita il centrosinistra a riunirsi, mentre Marco Mazzoli, prof. di Economia all'Università di Genova e convinto sostenitore di Luigi Rabuffi al primo turno, punta ora "sull'onestà, la rettitudine morale e l'umiltà di Rizzi", invitando i piacentini a sceglierlo in questa seconda tornata. 

Cito anche Massimo Castelli, sindaco di Cerignale e coordinatore nazionale dei piccoli comuni Anci, che lascia sulla sua pagina Facebook alcune considerazioni a seguito della bagarre scatenatasi in Senato durante la discussione sullo Ius soli:
"Al senato spintoni e insulti leghisti alla Ministra dell'Istruzione.. fuori dal senato casa pound.. Populismo e fascismo vanno fermati.. Per questo chiedo a tutti i miei amici di Piacenza di andare a votare il 25 giugno per Paolo Rizzi.. Il PD ha sbagliato su molti temi.. ma difronte alla possibilità di cedere la città alla lega e a Foti.. bisogna fare delle scelte .. anche etiche e di schieramento ideologico.. Non possiamo permetterci una città chiusa.. oscurantistica.. egoista e demagogica. . Piacenza merita una guida progressista.. un futuro di solidarietà.... e di libertà personali.. Dobbiamo resistere.. e votare Rizzi.. senza indugi".

venerdì 16 giugno 2017

16/06/2017 - ALCUNI MOTIVI PER SCEGLIERE PAOLO RIZZI AL BALLOTTAGGIO



Dopo aver spulciato la rassegna stampa di questi ultimi giorni ve ne propongo stralci con una serie di ragioni che, a parere di chi scrive, rendono nettamente preferibile Paolo Rizzi a Patrizia Barbieri.


ALLEANZE
Libertà di martedì 13 giugno, intervista a Paolo Rizzi, pag. 5
"Vorrei che il centrosinistra tornasse ad essere compatto.....io amo che ci siano pluralità di visioni in un'ottica chiara, comune (riferimento a Ponzini e Rabuffi sui temi del sociale, ambiente e partecipazione). E poi ci sono pezzi del mondo moderato che ha votato Trespidi che a mio avviso sono vicini a noi sui temi dell'educazione, degli anziani, della cura della persona e dell'urbanistica".

La Barbieri invece non ha un progetto di città, ha dietro di se partiti col i loro slogan, a partire dalla lega che propone solo la logica della paura, della critica a tutto e a tutti. Paolo non ragiona così, vuole costruire e non distruggere.
Inoltre se la candidata di Lega, FI e FDI sceglie di non apparentarsi con nessuno e chiede il voto ai cittadini è perché non trova convergenze necessarie per farlo con nessun altro candidato a Sindaco.


TEMI CALDI
Libertà di martedì 13 giugno, intervista a Paolo Rizzi, pag. 5
Sui primi cento giorni Rizzi promette di occuparsi di decoro urbano, pulizia "...partiamo dalle piccole cose e con un'attenzione maggiore al cittadino, penso ad uno sportello permanente come quello per le imprese". Inoltre si studierà un "piano di mobilità sostenibile" con interventi mirati. 

Sulla vision di città "dobbiamo attirare di più sia ricercatori che progetti europei, bisogna partecipare a bandi, avere persone competenti che li affrontino con la consapevolezza che ne fai 10 e ne vinci 1, sapendo che i grandi progetti di questa città li dobbiamo fare con finanziamenti esterni: ministeriali o regionali o europei.

Sulla sicurezza "bisogna andare avanti sul controllo, la prevenzione e la repressione delle sacche di criminalità, degrado e abusivismo; con il Decreto Minniti il Sindaco ha nuovi compiti sul fronte della sicurezza e quindi ha più potere di allontanare persone, evitare bivacchi. Dall'altro lato la sicurezza non si raggiunge con la militarizzazione: deve esserci un clima sociale di accoglienza e di partecipazione, deve essere bello stare a Piacenza. Perché una buona vivibilità inibisce certi atti e situazioni. Ad esempio è giusto presidiare i Giardini Margherita con le forze dell'ordine e con telecamere che funzionano (noi le raddoppieremo) ma serve che gli stessi Giardini siano vissuti con eventi, iniziative, con la nostra gente.


LE RIFLESSIONI DI GIANNI D'AMO
Libertà di giovedì 15 giugno propone alcune riflessioni di Gianni D'Amo sulla necessitò di "..rilanciare un tavolo di tutto il centrosinistra piacentino che ha governato la città negli ultimi anni".
Allora, "pur prendendo per buone tutte le polemiche sul Pd e su Rizzi candidato", prosegue l'esponente di Cittàcomune, "non si può fare finta che al ballottaggio non si sia davanti alla scelta se votare Barbieri e lo schieramento che la sostiene o Rizzi e lo schieramento che lo sostiene".
"Io invito il campo del csx a considerare che tutta questa parte della città va tenuta insieme, chi non lo fa sbaglia perché ci sono valori di fondo che la differenziano dal resto, in giro si sentono discorsi di pancia che fanno un po' paura".
Un tavolo della sinistra per arginare la "mucca nel corridoio" - Blog
Di tutto ciò D’Amo ne discuterà proprio con Paolo Dosi e Francesco Cacciatore, riuniti in una discussione pubblica aperta a tutti il 16 giugno alle 18 alla cooperativa La Magnana.



martedì 6 dicembre 2016

02/12/2016 - Un sì sofferto per la riforma costituzionale

pubblicata su libertà in data 02/12/2016


Un Sì sofferto. Così ha deciso di dichiarare il suo voto Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo e del Partito Democratico, aggiungendo che è “meglio succhiare un osso che un bastone”. Una scelta che condivido, sia nel merito della riforma sia perché Matteo Renzi ha personalizzato troppo la campagna verso di lui e non verso il “cosa” si sta tentando di realizzare con la riforma.
La famosa “accozzaglia contro di me”, come l’ha definita il Presidente del Consiglio additando i sostenitori del No, è uno dei refrain che ha portato spesso il dibattito fuori dai binari della riforma e l’ha incanalato su toni da stadio.
Tuttavia, fatta questa premessa, è necessario sottolineare che dalla parte del Sì ci sono le ragioni del cambiamento, perché non è possibile che ogni volta che si cercano di modernizzare le nostre procedure istituzionali scattano divieti e aut-aut di ogni tipo.
Gli allarmismi durante i mesi di dibattito sono stati tanti ma in sintesi la Riforma Boschi mantiene intatti i Principi fondamentali contenuti nella Carta, supera il bicameralismo perfetto con il conseguente stop al caos delle diverse maggioranze.
Il nuovo Senato diventerà altresì luogo in cui verranno rappresentati gli interessi territoriali più vicini al cittadino, assumendo la funzione di raccordo tra le autonomie locali, lo Stato e l’Unione Europea. I Senatori passeranno da 315 a 100, ma i Consiglieri regionali e Sindaci che faranno parte del nuovo Senato non percepiranno alcuna indennità aggiuntiva rispetto alla loro.
C’è poi l’eliminazione del CNEL e la modifica del quorum per l’elezione del Capo dello Stato. Tutti pezzi di un puzzle che non sarà perfetto ma permetterà di fare un passo avanti verso un adeguamento dei meccanismi del nostro sistema costituzionale con l’obiettivo di farlo funzionare al meglio.
Ed infine la nostra Repubblica resterà parlamentare e non ci sarà alcun rischio di deriva autoritaria che si paventa in ogni dibattito.
Detto ciò non posso che comprendere e rispettare tutte le persone che, con coscienza e dopo una riflessione attenta e libera da preconcetti, non condividano l’impianto della Riforma e soprattutto la scelta del Sì (tra cui parte stessa del Pd), ma qual è la proposta alternativa?
Ed allora la sintesi potrebbe essere che Matteo Renzi è distante dal mio modo di vedere le cose e di realizzarle, ma è uno dei pochi che qualcosa ha fatto e sta cercando di fare in uno scenario dove non vedo grandi alternative.
Va detto che dopo il 4 dicembre il Governo dovrà adottare un cambio di passo soprattutto per quanto riguarda le politiche sui giovani ed il lavoro. E gli italiani, al di là degli schieramenti contrapposti, tornare a sentirsi comunità.

Andrea Fossati 

venerdì 3 giugno 2016

02/06/2016 - Intervento sulla Riforma della Costituzione – analisi degli aspetti fondamentali


pubblicato da libertà il 02/06/2016.




Basta un sì. Con questo slogan è stata presentata dal PD la campagna che porterà gli italiani ad approvare o meno la Riforma Costituzionale col referendum che si terrà il prossimo ottobre.
Un processo di cambiamento atteso da molti anni su cui il premier Matteo Renzi ha scommesso l’intera carriera politica; dapprima con un approccio mirato a personalizzare il contesto, ora più saggiamente concentrandosi sui contenuti.
Uno scontro frontale, un muro contro muro ora non avrebbe avuto alcun senso date anche le preoccupazioni e la disillusione verso la politica che nutrono tanti italiani. Meglio allora dire che c’è di buono nel provvedimento, premettendo che lo stesso è la soluzione modificata e votata dal Parlamento.
L’asse principale della Riforma è il superamento del bicameralismo perfetto. A modificarlo – senza risultato -  ci provarono Massimo D’Alema con la bicamerale, il centrodestra con i “saggi” di Lorenzago, fino ad arrivare alla bozza Violante e alla commissione voluta da Enrico Letta.
Nel merito Palazzo Madama sarà composto da 100 membri con eliminazione di 220 seggi, mentre gli eletti, essendo già consiglieri regionali, non percepiranno alcuna indennità aggiuntiva. Soltanto la Camera voterà la fiducia al Governo ed esaminerà l’80% delle leggi portando ad un complessivo snellimento del processo legislativo.
Riguardo al titolo V verranno ridotte le competenze regionali ed aumentate quelle statali eliminando le materie cosiddette concorrenti; le province saranno sostituite dagli enti di area vasta (nella fattispecie sul nostro territorio c’è stata la firma dell’accordo quadro di collaborazione fra la provincia Parma e quella di Piacenza). Sarà inoltre abolito il Cnel.
Secondo blocco della Riforma è l’Italicum, nuova legge elettorale che bandisce di fatto le coalizioni sostituendole con una lista unica e, se nessuno dei partiti riuscisse a superare il 40% dei voti validi al primo turno, si terrebbe un ballottaggio fra la prima e la seconda lista. In entrambi i casi il premio di maggioranza assegnerà al vincitore 340 seggi. Altra novità sta nel fatto che solamente i capilista dei collegi saranno “bloccati”, cioè sicuri di elezione se la lista otterrà almeno il 3% di voti validi al primo turno, mentre non ci potranno essere più del 60% dei capilista dello stesso sesso. L’Italicum si può condensare in due battute: un vincitore certo ed una maggioranza sicura.
In ultima analisi vi è stato un rafforzamento dell’istituto referendario con l’introduzione del referendum propositivo, ossia la possibilità che ha il potere legislativo di emanare una legge coerente con la volontà popolare.
Questi sono alcuni degli aspetti fondanti della Riforma che andremo a votare nel mese di ottobre.
Dire sì significa sostenere il cambiamento di uno Stato più moderno e funzionante che recuperi rapidità legislativa. Certo il testo è perfettibile, ma un adeguamento della Carta è necessario.
Come hanno detto i quasi 200 costituzionalisti che hanno firmato per il Sì "Nel progetto non c'è forse tutto, ma c'è molto di quel che serve”.


Andrea Fossati 

venerdì 20 maggio 2016

20/05/2016 - Basta un Sì, al Pd di Piacenza presentazione della campagna referendaria

La presentazione della campagna alla sede PD, presente tutto lo stato maggiore del partito.

Stamattina nella sede Pd di via Roma è stata presentata la campagna a favore del "SI'" al Referendum Costituzionale che si terrà il prossimo ottobre.

I punti cardine del provvedimento, spiegati dal segretario Provinciale Loris Caragnano durante la conferenza stampa, garantiranno stabilità e partecipazione con una notevole semplificazione normativa. Nel dettaglio vi sarà una riduzione dei costi della politica (eliminazione di 315 stipendi dei Senatori), il superamento del bicameralismo perfetto, la revisione del riparto delle competenze tra Stato e Regioni, l’eliminazione definitiva delle Province e la soppressione del CNEL.

Sotto il volantino che verrà distribuito ai banchetti che si terranno sul territorio nelle prossime settimane.

Nota a margine: è a disposizione dei cittadini il sito www.bastaunsi.it per qualsiasi delucidazione.


mercoledì 23 settembre 2015

02/08/2015 - CONSIDERAZIONI SULLA VICENDA DEL SENATORE AZZOLINI

E fu così che l’Onorevole Azzolini divenne un perseguitato da tutta la Magistratura: Pm, Gip di Trani, e se non bastassero anche il Tribunale del Riesame di Bari, “reo” di aver confermato la richiesta di custodia cautelare nei suoi confronti. Il Senatore non andrà però agli arresti domiciliari per il crac di 500 milioni di euro della Casa di Cura religiosa di Bisceglie come richiesto dalla Procura della Repubblica competente.
Questa è stata la decisione di Palazzo Madama che a scrutinio segreto ha deciso di ribaltare il parere favorevole dato dalla Giunta per le Autorizzazioni: nel merito 189 sono stati i contrari all’arresto (FI, NCD e circa metà PD), 96 i favorevoli e 17 gli astenuti.
Subito dopo aver letto le agenzie con la descrizione dell’accaduto ho cercato di mettere insieme quanto successo, cominciando dalle dichiarazioni dal Presidente del PD Matteo Orfini l’11 giugno u.s.: “Credo che di fronte a una richiesta del genere si debbano valutare le carte, ma mi pare che sia inevitabile votare a favore dell’arresto”. Poi è arrivata l’analisi ed il successivo parere della Giunta presieduta dall’Onorevole Stefanò, con a favore dell’arresto PD, M5S e Lega.
Ma nel frattempo la concretezza ha prevalso e, in nome del patto di Governo con Alfano da un lato e dell’influenza parlamentare del Sen. Azzolini dall’altro, si è dovuta in pratica sconfessare la Commissione, prima con la lettera dell’Onorevole Zanda che lasciava libertà di coscienza ai suoi Senatori (non si capisce il motivo, perché allora la possibilità di votare a proprio piacere dovrebbe valere su tutto), poi con le scuse postume agli elettori del vice-segretario Serracchiani.
Ciò a dimostrazione ulteriore che la decisione è tutta politica, le tanto vituperate carte processuali citate a ogni piè sospinto c’entrano poco o nulla; riguardo al fumus persecutionis – vale a dire l’accanimento che avrebbero avuto Pm, Gip e Giudici nei confronti di Azzolini – resta una scusa campata per aria che nessuno si degna di spiegare nel merito.

Alla fine dei conti quest’insieme di ambiguità avrà il risultato di alimentare la campagna anti-casta del M5S e della Lega Nord di Salvini. E’ stata un’occasione persa per dare un segnale di cambiamento, per mostrare una politica trasparente ai cittadini. 

martedì 24 marzo 2015

23/03/2015 - Caso Lupi-Incalza: il Ministro non poteva far altro che presentare le dimissioni. Deve passare il concetto che chi sbaglia va a casa

Anche un “garantista” come Roberto Giachetti - deputato del PD e vice Presidente della Camera - nel parlare dello scandalo che ha investito il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi aveva auspicato le Sue dimissioni.
Se è vero che al momento non vi è alcun problema di carattere giudiziario, si manifesta in maniera palese la questione etica, d’opportunità politica, per cui un passo indietro è da considerarsi atto di rispetto verso le Istituzioni. Una sorta di regola non scritta che dovrebbe precedere gli articoli del codice penale.
Certo, sarebbe stato meglio se il percorso fosse avvenuto in Parlamento prima che in televisione, come se la politica fosse esclusivamente un fenomeno mediatico.
Ed ancora, esistono le condizioni per cui Lupi avrebbe potuto adempiere con serenità ad una funzione così delicata come quella di Ministro delle Infrastrutture? Con l’Expo alle porte e l’annesso impegno del Governo alla trasparenza, al contrasto della corruzione (che oggi è il problema del nostro Paese, come ha scritto il Presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone nel suo ultimo libro) un Dicastero di tale importante non poteva essere lasciato al Parlamentare NCD.
Interrogativo simile si pose quando l’ex Guardasigilli dell’esecutivo Monti, Anna Maria Cancellieri, mise in atto un certo interessamento per le vicende giudiziarie della famiglia Ligresti, salvo poi giustificarsi in aula e ricordando di aver agito in modo simile per altri casi pervenuti al suo ufficio “da chiunque” inoltrati, ricordando che “intervenire è il compito del ministro della Giustizia”.
Matteo Renzi, all’epoca Segretario del Pd, chiese giustamente le dimissioni della Cancellieri (poi rimasta al suo posto) perché “'l’idea che ci siamo fatti dell'intera vicenda Ligresti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. E' la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile”.
Parole condivisibili che potrebbero essere riproposte tali e quali oggi sostituendo il nome dei protagonisti.
Sul tema dovrà essere combattuta nel Paese una “battaglia” di tipo culturale, far passare il messaggio che assumere certi comportamenti non paga; in altre parole se viene a mancare la trasparenza si va a casa, non si può rimanere in un posto pubblico di fronte al minimo sospetto.
Prendiamo esempio da ciò che è accaduto vicino a noi: in Inghilterra l’ex Ministro Chris Huhne ha lasciato l’incarico perché accusato d’aver addossato alla moglie una multa presa per eccesso di velocità alla moglie, mentre il responsabile dell’immigrazione Mark Harper ha fatto altrettanto quando si è scoperto che la sua colf era clandestina.
Ciò per rimarcare che concetti come etica e morale non nascono dal nulla, bisognerebbe inculcarli nell’educazione dei bambini già dalle scuole elementari, costruendo una generazione capace di tornare ad indignarsi. L’arduo compito spetta ai “grandi” di oggi.


Andrea Fossati

domenica 24 novembre 2013

22/11/2013 - L'alternativa possibile di Pippo Civati




di ANDREA FOSSATI *

Terminate le consultazioni fra gli iscritti, sono stati scelti i tre candidati che si contenderanno la segreteria del Partito democratico alle Primarie dell'8 dicembre: Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Pippo Civati. In quella data le votazioni saranno aperte a tutti i cittadini che si riconoscono nel progetto riformista del centrosinistra, pertanto ogni comitato porterà contributi d'idee e proposte politiche utili per la scelta finale.
Con riferimento a Civati, nella nostra provincia ha ottenuto un risultato soddisfacente, di poco superiore al 10% e in linea con la media nazionale. Tuttavia è utile ricordare che i votanti delle "primariette" in tutta Italia sono stati circa 300.000, non paragonabili ai 3 milioni che votarono quando Bersani divenne segretario o agli 8 milioni che scelsero il Pd alle ultime politiche.
Diciamo pure che ora "si apre un'altra partita", non più esclusivamente nei circoli ma nelle piazze di tutta Italia.
E allora, entrando nel merito, perché scegliere Pippo Civati? Per chi lo ha già fatto una decisione meditata, ragionata nel tempo, ma convinta. In altre parole dalle passioni forti (come l'ha definita il senatore Tocci presentando la mozione sabato u. s. a Piacenza). Che è quanto di più bello ci possa essere. Vuoi per l'entusiasmo che Civati sa trasmettere ai giovani, vuoi per la sua capacità di portare avanti scelte coraggiose su temi troppo spesso usati in maniera propagandistica, mettendo al primo posto del suo programma più giustizia sociale, più diritti, usando inoltre parole chiave come possibilità e opportunità.
"Dalla delusione alla speranza" s'intitola il manifesto politico redatto all'insegna del "noi"; delusione che per molti si è trasformata in rassegnazione e in frustrazione proprio per l'incapacità di incidere fattivamente nelle scelte di vita quotidiana. L'invito è quindi a non adeguarsi ma a lottare per:
- un'alternativa che preveda lo stop alle larghe intese, dannose perché la gran parte delle decisioni sono state subite dal Pd; una rincorsa al centro o a destra che ha deluso gran parte dell'elettorato (già provato dal precedente Esecutivo Monti) per cui questo governo avrebbe dovuto stare in piedi solo per modificare la legge elettorale e poco altro;
- un'alternativa che preveda un'opera di moralizzazione della politica in cui i parlamentari rinuncino a parte del loro stipendio per devolverlo ai territori; oppure, ancora, non avere tentennamenti su un caso come quello della Cancellieri, che si sarebbe già dovuta dimettere per l'inopportunità politica dei suoi comportamenti, giusto per fare un paio d'esempi;
- un'alternativa che preveda di sostenere lavoro e famiglia con provvedimenti da prendere in chiave universalistica: reddito minimo garantito e ammortizzatori per i disoccupati, limitati nel tempo e dedicati solo a chi cerca fattivamente lavoro;
- un'alternativa che preveda provvedimenti per contrastare piaghe come corruzione, evasione, lotta alla criminalità organizzata, cominciando da scelte prettamente politiche;
- un'alternativa che preveda un Pd delle possibilità e opportunità volto a riprendersi la scena, proponendo idee, coinvolgendo tutti nelle decisioni che contano, all'insegna delle "molte persone davanti e nessuna indietro". Riscoprire il gusto di cambiare le cose e impedire così che la gente guardi al Pd come fosse un vecchio partito conservatore;
Queste per sommi capi sono le proposte della mozione consultabili per esteso su www. civati. it/temi.
Concludendo, la proposta politica di Pippo Civati vuole essere un grande progetto di rivoluzione culturale, attento all'istanza di cambiamento e al contempo alla valorizzazione delle competenze. Cercando di ritrovare quella sostanza perduta.

* comitato a sostegno
della candidatura di Pippo Civati
a segretario nazionale del Pd

domenica 31 marzo 2013

28/03/2013 - La Retitudine 11: analisi, spunti e riflessioni su M5S, PD e due parole su Ingroia


Sabato e domenica scorsi si è tenuto ad Acquasparta (TR) uno dei periodici incontri de LA RETE 2018, associazione nata grazie alla volontà del Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, già fondatore nel 1991 del “Movimento per la democrazia – La Rete”, con finalità ben precise: “lievito culturale” e “sintesi politica”, senza il livello di rappresentanza istituzionale, dove l’ascolto e la partecipazione sono la vera rivoluzione. (i contributi de LA RETE 2018 possono essere consultati sul sito: www.laretitudine.net )

L’occasione è stata utile per esaminare il quadro politico dopo le elezioni di fine febbraio, con particolare riferimento al risultato del M5S e al conseguente atteggiamento di responsabilità del PD, manifestatosi già con gli 8 punti programmatici lanciati da Bersani  e successivamente con la candidature a Presidenti di Camera e Senato di Laura Boldrini e Piero Grasso, accantonando scelte squisitamente partitiche ventilate prima delle elezioni.

Un cambio di linea apprezzabile che può riaprire il dialogo con i cittadini, le associazioni e i movimenti; con chi in altre parole si dice oggi scontento della politica. Naturalmente il suddetto modus operandi deve rappresentare un punto di partenza, da cogliere come opportunità per costruire una visione politica d’insieme mancata fino ad oggi (e mancata totalmente in questa Seconda Repubblica).

La domanda di cambiamento che chiedono i cittadini deve partire proprio dai partiti, che in crisi di consenso e credibilità (il Pdl ha perso più di 6 milioni di voti rispetto al 2008, il Pd circa 4) hanno l’obbligo di riformarsi con una legge del “metodo democratico” che garantisca selezione fin dal basso, maggiore partecipazione, dando così piena attuazione all’articolo 49 della Costituzione Repubblicana. Altre semplici proposte sono l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e il cambio delle legge elettorale per ridare in mano ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Dai partiti occorre altresì una stagione di netta discontinuità ed il M5S può  fungere in tal senso da grimaldello per l’attuazione di provvedimenti da troppo tempo rimasti nei cassetti: lotta ai  conflitti d’interesse, all’evasione, alla corruzione, alle mafie. Vi è quindi un’esortazione al movimento di Grillo affinché ponga le sue condizioni per far nascere un Governo.

Questa situazione di stallo in conclusione dev’essere un’opportunità per trovare le soluzioni mirate ad uscire dalla crisi economica, sociale, istituzionale che viviamo.

Agli incontri del LA RETE 2018 hanno partecipato molti iscritti ed esponenti dell’Idv, quali l’europarlamentare Niccolò Rinaldi, lo stesso Orlando oltre ad Antonio Ingroia, candidato premier di Rivoluzione Civile.

Insieme a loro si sono potute analizzare le criticità del progetto politico di RC, più con riferimento al metodo (unione di sigle troppo distanti ideologicamente fra loro) ed ai tempi piuttosto che alla proposta politica vera e propria.

Due parole le volevo spendere su Antonio Ingroia al quale va dato onore e merito di essersi buttato anima e corpo in quest’avventura politica.  E soprattutto di averci messo la faccia, tenendo la schiena dritta, con la consapevolezza di aver lottato  per delle cause giuste. 
Se sbagli ma sei un uomo libero puoi ammettere l’errore e ricominciare daccapo.
In Italia l’attuazione di queste parole rimane molto difficile, d’altronde viviamo in un Paese fondato sul ricatto, sul compromesso, dove vale il vecchio adagio “scherza coi fanti ma lascia stare i santi”. A lui pertanto va sincera gratitudine con l’auspicio che la sua figura possa essere valorizzata come merita.

ANDREA FOSSATI

domenica 15 aprile 2012

15/04/2012 - Dosi raccoglie le proposte dei giovani


Venerdì mattina al point elettorale di via Cavour 16 sono state presentate dal Candidato Sindaco del centro-sinistra Paolo Dosi le proposte a favore dei giovani che la Sua Amministrazione s'impegnerà a portare avanti una volta insediata; tra le priorità elencate il sostegno alle realtà Universitarie piacentine e ai Poli di ricerca, in più l'attivazione di uno Sportello Unico Lavoro e Impresa "raccordando le politiche attive del lavoro con le funzioni proprie del comune in materia di autorizzazioni alle attività economiche". 

All'evento hanno partecipato i rappresentanti giovani dei partiti che sostengono la candidatura di Dosi (Andrea Fossati per l'Idv, Carlo Pallavicini per la Sinistra e Andrea Tagliaferri per Pd e Moderati e Piacentini con Dosi). Ognuno di loro ha fatto pervenire una serie di priorità che lo stesso Dosi ha recepito nel programma.

Di seguito il comunicato redatto per l'evento:

Idv, Fossati: "Borse di studio per i residenti di Piacenza"

"In un periodo difficile per il nostro Paese, Idv crede fermamente che l’investimento sui giovani e sulla loro formazione non possa venir meno, perciò ha proposto al candidato Sindaco Paolo Dosi l'istituzione di un numero di borse di studio con percorsi di formazione all'estero riservate a giovani residenti di Piacenza e frequentanti le scuole superiori". A dirlo è il Andrea Fossati dei giovani dell'Idv. "Riteniamo - prosegue Fossati - che questa sia un'occasione preziosa ed un concreto strumento anche per inserirsi meglio nel mondo del lavoro. Per contribuire così a costruire la futura classe dirigente della nostra città e del Paese"

Ecco altre proposte dei Giovani Idv sul tema della trasparenza amministrativa:

-Il Comune di Piacenza deve impegnarsi a trasmettere via streaming le sedute di Consiglio Comunale valutando la possibilità di instaurare partnership con radio-tv locali; ciò con l’obiettivo di avvicinare l’amministrazione al cittadino e renderla più trasparente.

-E’ l’Amministrazione che deve trasformare i suoi atti per adeguarli ai nuovi strumenti dell’informazione facile ed accessibile a tutti.

-In continuità con quanto si sta facendo limitare il ricorso ad incarichi esterni con piena valorizzazione delle risorse umane a disposizione.

-Profusione di sempre maggior impegno per ciò che riguarda il controllo di appalti e subappalti tramite la firma di specifici accordi e la collaborazione fra l’Amministrazione e gli enti preposti al fine di contrastare la piaga delle infiltrazioni mafiose.

- Dia la politica per prima un segnale di austerità con la riduzione del 20% del gettone di presenza per la partecipazione al Consiglio Comunale e alle
Commissioni Consiliari. Il progetto di Italia dei Valori è attuazione responsabile della buona politica come pilastro fondante nell’interesse collettivo.