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mercoledì 3 maggio 2017

03/05/2017 - Orlando a Piacenza e risultato primarie Pd

articolo pubblicato da libertà il 25 aprile 
Articolo pubblicato su www.ilpiacenza.it

Quasi seimila piacentini hanno partecipato alle Primarie per scegliere il nuovo segretario del Partito Democratico. Si sono recate alle urne nella giornata del 30 aprile 5.967 persone. I voti validi di Piacenza e provincia sono 5.938, 12 le schede bianche e 17 quelle nulle. Matteo Renzi conferma nel nostro territorio l’alto consenso ottenuto nel voto dei circoli riservato ai soli iscritti. Tra gli elettori del Pd hanno espresso la loro preferenza per il neo segretario 4.314 elettori (72,5%). Andrea Orlando si ferma al 21,72% (1290 voti), mentre Michele Emiliano racimola 334 preferenze (il 5,62%). In città hanno votato in 2302 (validi 2293). Nel capoluogo, che fra un mese e mezzo andrà al voto, Renzi ottiene 1660 preferenze (72,4%), Orlando 511 (22,3%) ed Emiliano 122 (5,3%). A fronte di questi risultati vengono eletti 4 rappresentanti della mozione dell'ex premier (Roberto Reggi, Katia Tarasconi, Paola Gazzola e Marco Bergonzi) e uno per la mozione Orlando, ovvero il giovane Andrea Fossati. Rispetto alle Primarie 2013 i votanti si sono dimezzati. Sui 13.101 voti di allora Renzi portò a casa 8.516 preferenze (65,16%), mentre gli avversari Gianni Cuperlo e Pippo Civati si fermarono rispettivamente a 2.632 (20,14%) e 1922 (14,71%). Il segretario provinciale Loris Caragnano è però raggiante nel commentare i dati. Ci si aspettava, almeno dagli analisti e giornalisti nazionali, un'affluenza molto bassa rispetto al passato. Il Pd locale perciò accoglie con entusiasmo il dato piacentino. «Ringraziamo soprattutto i volontari - ha detto Caragnano - che si sono impegnati. È solo grazie a loro se riusciamo a fare le Primarie. Oggi è stata una grande giornata democrazia, una festa di partecipazione. Abbiamo allestito seggi in comuni dove non abbiamo nè circolo nè tesserati, e gli elettori sono comunque venuti. Cito San Giorgio e Bettola, ad esempio. Da questa giornata il Pd esce più forte anche a Piacenza, con una leadership autorevole. Non accettiamo lezioni di politica da nessuno: sfidiamo gli altri a mobilitare così tanta gente. Quando lo faranno potranno parlare alla pari con una forza come la nostra». Presente alla raccolta dei dati nella sede di via Roma anche Roberto Reggi, confermato nell’assemblea nazionale del Pd. «Qua, come mozione Renzi, siamo già stati i primi in Regione nei circoli. Dai primi dati pare che siamo davanti anche tra gli elettori rispetto alle altre province. Sottolineo il clima positivo nella campagna per la segreteria, in cui abbiamo dimenticato i veleni dei tempi scorsi. Chi dice che non saremmo riusciti a mobilitare le persone dimostra di non avere l’orecchio a terra». Soddisfatto per il dato del capoluogo, in vista dell’appuntamento elettorale delle Amministrative, anche il segretario cittadino Paolo Sckokai. Giulia Piroli, della mozione Orlando, confronta i dati di oggi con quelli del 2013: il confronto parla di un dimezzamento dei voti da non trascurare. «Abbiamo la metà dei votanti, a livello provinciale, rispetto alle ultime Primarie. Comunque stiamo parlando di un’alta affluenza rispetto alle previsioni. I numeri della mozione sono poco superiori alla mozione Cuperlo del 2013: era difficile immaginare un esito diverso, visto che sono usciti molti esponenti più vicini a noi rispetto ad allora. Molti elettori delusi da Renzi sono rimasti a casa. Noi della mozione Orlando cerchiamo di rafforzare il Pd in vista dei prossimi appuntamenti elettorali». Il voto di Piacenza rispecchia il trend dell'Emilia Romagna. Nella nostra regione (hanno votato 216mila persone) Renzi ha ottenuto il 74,04%, Orlando il 21,86% ed Emiliano il 4,04%. 

giovedì 5 aprile 2012

05/04/2012 - Presentazione candidati Idv alle Comunali. L'articolo di Libertà


da Libertà (01/04/2012)

Presentazione in movimento per la lista e il programma dell’Italia dei valori. I dipietristi si sono ritrovati ieri di fronte alla sede di via Garibaldi, hanno inforcato le biciclette e si sono lanciati in un tour di Piacenza.
Per ogni tappa, uno spunto: «Via Garibaldi, il municipio in piazza Cavalli, il teatro dei Teatini, piazza Duomo e i giardini Merluzzo – ha spiegato il capolista, Samuele Raggi – hanno simboleggiato rispettivamente la zona a traffico limitato, la burocrazia che va ridotta, la cultura che va sostenuta, il commercio che va aiutato e l’integrazione degli stranieri che va favorita.

La pedalata è proseguita con un passaggio al simbolo per eccellenza della mobilità sostenibile che è la stazione ferroviaria, per continuare il lungo le vecchie mura (che idealmente rappresentano il turismo), il Pubblico Passeggio (simbolo della qualità della vita), via XXIV Maggio (attenzione per le aree militari) e i centri sportivi della Raffalda, come segnale attenzione verso lo sport. Infine il traguardo al parco della Galleana, area verde per antonomasia a Piacenza».

La pedalata dei ciclisti dell’Idv, almeno una cinquantina, si è poi trasformata in una festa: «Il clima che si respira nel partito è ottimo – ha commentato il segretario provinciale, Sabrina Freda – anche perché tra di noi ci sono molti ragazzi che ci trasmettono grande entusiasmo. Personalmente sono molto soddisfatta della lista, oltre a nomi noti come Raggi, Luigi Gazzola e Bruno Galvani, abbiamo messo in campo la competenza nei diversi settori della società: Cassinari e Turci per l’impresa, Codeghini per l’agricoltura, Beltrani per la Scuola, Baggio per la Sanità, Bentivenga per lo sport, Dalia per i trasporti e la logistica, Oddi per la cultura. E poi il 30 per cento è composto da under 30, un bel segnale di rinnovamento».

Manca, però, il segretario del movimento giovanile Andrea Fossati. Una notizia che aveva un sorpreso molti sia all’interno sia al di fuori dell’Idv. Il diretto interessato, però, ha smorzato ogni voce polemica: «Oggi è una giornata di festa, siamo qui con tutti i ragazzi che compongono la lista e che sono onorato di rappresentare. In questi anni ci siamo impegnati con passione civile a raccogliere firme per difendere l’acqua pubblica, il principio che la legge è uguale per tutti e contro il ritorno al nucleare. Ora lo sforzo sarà profuso in maniera propositiva per rendere Piacenza sempre più attenta ai bisogni dei cittadini, in primo luogo dei più deboli, e all’ambiente»

sabato 24 marzo 2012

24/03/2012 Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori hanno deciso ancora una volta di affidarsi agli strumenti offerti dalla nostra Costituzione per dare voce ai cittadini: il referendum per eliminare la legge sul "rimborso elettorale"



Un intervento che ho inviato al quotidiano locale Libertà, pubblicato il 24/03/2012.

Tra i tanti referendum promossi nel tempo dai Radicali ve ne fu uno che prevedeva l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Era il 1993 e, complici gli scandali di Tangentopoli il risultato della consultazione fu un plebiscito: votò il 77% degli aventi diritto ed oltre il 90% degli stessi si espresse per l’eliminazione della legge.

Passato solo qualche mese, nel dicembre 1993, con la legge 515 venne alla luce il “contributo per le spese elettorali”, nato dall’esigenza di dover comunque riconoscere ai partiti la possibilità di concorrere alle elezioni. Un’esigenza legittima, che in uno Stato normale sarebbe da considerare tout court cosa buona e giusta, da classificare come “costo della democrazia”.

Nel corso degli anni è nato però un problema, legato all’allargamento delle maglie e all’uso perverso dei contributi al fine di rimpinguare le casse dei partiti ben al di là di quanto necessario a coprire le spese.
Nel 1997 venne introdotta la possibilità di destinare il 4 per mille dell’IRPEF al finanziamento di partiti e movimenti politici, nel 1999 si introdusse ufficialmente il rimborso elettorale. 

Nel 2006 si concesse ai partiti il rimborso per cinque anni a prescindere dalla durata della legislatura. Sicchè i partiti continuarono a percepire i rimborsi elettorali anche dopo il rinnovo del Parlamento avvenuto nel 2008 e, alcuni di essi, continuarono a percepirlo benché nel frattempo fossero scomparsi per volontà degli elettori o per confluenza in altre sigle.

E’ cronaca (nera) di questi giorni che soldi pubblici restino in mano a partiti estinti e alla merce di scaltri tesorieri per usi disinvolti. Anomalie legislative prodotte dall’ingordigia della casta, cresciute nel corso degli anni trascinandosi appresso sperperi e arroganza al punto da generare nuovamente nella politica un’autentica emergenza etica e morale.

Assodato che è inutile attendersi segnali efficaci da un Parlamento che in stato di ipnosi esprime solo voti di fiducia dimostrandosi incapace di cogliere le istanze che nascono dall’indignazione popolare, Antonio Di Pietro e l’Italia dei Valori hanno deciso ancora una volta di affidarsi agli strumenti offerti dalla nostra Costituzione per dare voce ai cittadini: il referendum abrogativo, per demolire l’attuale regolamentazione sul “rimborso elettorale” e la legge d’iniziativa popolare per fare una nuova proposta concreta.

Andrea Fossati

domenica 18 marzo 2012

18/03/2012 - A vent'anni da Mani Pulite serve finalmente una legge anticorruzione



L'Italia sta vivendo una crisi politica ed economica senza precedenti. Disoccupazione alle stelle, giovani senza prospettive che scappano all'estero o, se rimangono, si vedono costretti a chiedere aiuto ai genitori, una situazione sociale che frana verso il basso, sono solamente alcune delle logiche perverse che provocano un disagio non solo generazionale. 

Una situazione che affonda le proprie radici in anni durante i quali la classe dirigente del Paese si è dimostrata inadeguata, lontana dalle esigenze della popolazione, incapace di aprire con essa un dialogo propositivo costruendo un’interlocuzione con chi da tempo chiede un’inversione di tendenza. Una classe dirigente che non ha saputo rinnovarsi nel corso degli anni e ha mancato di contrastare adeguatamente la piaga della corruzione,che continua ad attanagliare l’Italia dopo essere venuta a galla con prepotenza nella stagione di “Mani Pulite”, nel lontano 1992 con il "celebre" arresto di Mario Chiesa, colto in flagrante mentre intascava una tangente di svariati milioni di euro. 

Il 17 febbraio 2012 si celebra il ventesimo anniversario dell’inizio di quell’epoca, quando il Pool di Milano - coordinato dall’allora Procuratore Francesco Saverio Borrelli e in cui ebbe un ruolo di primo piano il Sostituto Antonio Di Pietro - portò alla luce quel sistema perverso fatto di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti e ai livelli più alti del mondo politico e finanziario italiano. 

A fronte del quadro devastante emerso dalle indagini la politica non si preoccupò affatto di adottare misure adeguate a fronteggiare quel fenomeno, semmai mise in campo con Berlusconi ogni possibile intervento legislativo idoneo ad impedire alla magistratura di fare il proprio dovere e bloccare i processi. “Uno Stato con leggi sbagliate e più facili da aggirare” sono le parole con cui Piercamillo Davigo, altro componente del Pool di Milano oggi in Cassazione, ha definito l’Italia uscita da quella stagione. 

Venti anni dopo quel 17 febbraio non si è ancora messo mano ad una seria legge anticorruzione che fra i suoi capisaldi preveda l’inasprimento delle pene per i delitti contro la Pubblica Amministrazione, la reintroduzione del falso in bilancio abolito dal secondo governo Berlusconi e l’introduzione di nuove fattispecie di reato per sanzionare i più moderni crimini dei colletti bianchi nell’era della globalizzazione. 

Anche per questo occorre una nuova classe dirigente che sappia elaborare e mettere all’ordine del giorno del Parlamento una proposta concreta, per dar modo all’Italia di ritrovare nuova energia, per cambiare strada e liberarsi dalla malattia della corruzione che la sta distruggendo.  

Andrea Fossati - Italia dei Valori Piacenza

martedì 11 gennaio 2011

11/01/2011 - Lettera aperta al Ministro La Russa sulla guerra in Afghanistan


Egregio Ministro La Russa,

Con la morte del giovane alpino Matteo Miotto si è tornati a parlare del ruolo italiano nella guerra che da dieci anni si combatte in Afghanistan. Un interesse, quello dei media, che sarà purtroppo breve e circoscritto alle solite dichiarazioni di rito. Spente le luci dei riflettori mediatici, nel silenzio assordante di una certa politica, nel clamore di notizie insignificanti e dei cigolii di vergognose macchine del fango, tutto riprenderà come prima, e il contingente tricolore (lo stesso tricolore quotidianamente vituperato dal ministro Bossi) resterà in quella terra per “portare la pace”. Eppure, come Lei ben sa, in Afghanistan il quadro di riferimento rispetto alle ipotesi iniziali è radicalmente cambiato: una missione che avrebbe dovuto essere di pace si è trasformata in una vera e propria guerra fra opposte fazioni, fatta di torbidi accordi che coinvolgono “bande” locali e potentati internazionali mossi da lampanti interessi economici.

E allora perché dovremmo restare ? Chi stiamo difendendo ? Cosa ci facciamo in un luogo dove i soldati italiani, per lo più ragazzi, rischiano costantemente d’essere vittime di cecchini o d’agguati ? Ne abbiamo pianti 35 dal 2004, a cui s’aggiungono le migliaia di civili – fra cui donne e bambini – uccisi sotto i bombardamenti. E’ da tempo che l’Italia dei Valori insiste per il ritiro del nostro contingente dall’Afghanistan. Per questo ha votato, unica forza politica del Parlamento, contro il rifinanziamento di questa missione. Oltre a ciò lo sconcerto è constatare che il Suo Ministero ha speso 15 miliardi di euro per acquisire nuovi caccia bombardieri, mentre ogni settore del nostro Paese, dalla sanità, all’istruzione, alla giustizia, viene funestato dai tagli. Ma se è davvero una missione di pace come Lei e il Governo di cui fa parte volete far credere, a cosa servono nuovi caccia bombardieri ? E soprattutto perché sono destinati ad iniziative di cooperazione, ricostruzione e assistenza sanitaria in Afghanistan solamente 18 milioni di euro ?

Si smetta finalmente di raccontare insopportabili fandonie e si decida di fare l’unica cosa: dare concreto seguito all’articolo 11 della nostra Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” A maggior ragione quando si tratti di scellerati interessi economici.

Andrea Fossati
coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza

sabato 8 gennaio 2011

08/01/2011 - Il problema mafioso riguarda anche il Nord Italia


Lettera pubblicata da Libertà (06/01) e da Cronaca (07/01)

Negli ultimi tempi il tema dell’infiltrazione della criminalità organizzata di stampo mafioso nelle regioni settentrionali si è posto con forza all’attenzione degli osservatori meno distratti. Le frequenti e imponenti operazioni condotte da magistratura e forze dell’ordine, che hanno portato all’arresto di decine di affiliati, non hanno più carattere episodico e hanno scosso l’atteggiamento ipocrita di chi vorrebbe le lande nordiste dotate di anticorpi sufficienti a renderle immuni dalla presenza delle mafie.

Purtroppo la realtà è diversa. Lo hanno spiegato recentemente nella nostra città valenti studiosi del fenomeno, docenti, magistrati e giornalisti ospiti di Libera. Lo aveva segnalato Italia dei Valori fin dal giugno scorso con una interrogazione al ministro dell’interno rimasta, ad oggi, senza risposta.

Da allora sono state diverse le occasioni (in alcuni casi hanno interessato proprio il nostro territorio) in cui si è manifestata la gravità della situazione. Basti citare l’operazione che nel luglio scorso ha portato alla cattura di alcune centinaia di ‘ndranghetisti nella vicina Lombardia o i sequestri nel piacentino di beni appartenenti alle cosche. Ma è stata necessaria la pubblica denuncia di Saviano dagli schermi televisivi per suscitare una reazione. Invero indignata, da parte della Lega.

Il problema mafioso non appartiene più solo al Mezzogiorno ma è un problema nazionale. Anche del Nord, dove ora, paradossalmente, si è sviluppato più che al Sud, non avendo incontrato una azione di contrasto di pari intensità.

In questo senso è apprezzabile e da sostenere la proposta del cons. regionale PD, Carini, diretta ad ottenere l’istituzione anche in Emilia Romagna di una struttura operativa della Direzione Investigativa Antimafia per combattere i rischi, ormai purtroppo non solo tali, di infiltrazione e di controllo del territorio da parte della criminalità mafiosa. Perché, per quanto il cons. regionale leghista, Cavalli, ritenga che la Lega sia “da venti anni in campo contro la mafia al Nord”, il controllo del territorio non è prerogativa solo del suo partito ma, purtroppo, anche della ’ndrangheta, il cui progressivo insediamento è andato curiosamente di pari passo con il crescente peso politico del partito stesso. Sarà un caso; solo i maligni del resto possono dubitare che ciò possa avere una relazione con quella corrente di pensiero, di marca alleata, secondo la quale con la mafia era possibile convivere. E quindi coabitarvi.

E’ evidente che la dimensione raggiunta dalla presenza delle mafie chiama in causa responsabilità diffuse, ma in primo luogo quelle di chi si è comportato esattamente come le classi dirigenti e politiche meridionali che mentre negavano l’esistenza della mafia facevano affari con i mafiosi. Negare l’esistenza del fenomeno al Nord, anche solo per salvaguardare l’immagine del territorio e non accomunare i propri cittadini a quelli delle realtà meridionali, ha contribuito a generare disinformazione e sottovalutazione, un silenzio delle coscienze che è il miglior complice degli affari di mafia.

Sono comprensibili, talvolta, gli atteggiamenti di prudenza di molti addetti ai lavori, che non esitano a definire “isola felice” il nostro territorio, quando sono mirati a non suscitare un eccesso di allarmismo. Ma che la preoccupazione sia viva lo dimostra l’arrivo a Piacenza di un nuovo Prefetto proveniente dalla carriera in Polizia che tra le prime dichiarazioni, non a caso, ha affermato l’impegno a battere tutte le strade per tenere lontana la mafia e a tal fine ha sottolineato come per evitare le infiltrazioni a Piacenza sia basilare che le associazioni di categoria vigilino e denuncino. Un Prefetto che la pensa in questo modo è la migliore risposta anche alle questioni poste con la nostra interrogazione e, al tempo stesso, di stimolo per quanti, come noi di IdV, sono convinti della necessità di coltivare la sensibilità civile per costruire in primo luogo un clima di consapevolezza. Perché il controllo di legalità non è più delegabile alla magistratura e alle forze dell’ordine ma è compito precipuo anche delle amministrazioni locali, della stampa e della cittadinanza attiva. E un alto tasso di legalità e di controllo di legalità sono il necessario antidoto alle infiltrazioni, all’insediamento oltre che alle collusioni con i poteri mafiosi di qualsiasi matrice.

Andrea Fossati
Segreteria provinciale Italia dei Valori

venerdì 31 dicembre 2010

31/12/2010 - Demolizione dell'ex zuccherificio di Sarmato. Idv con Raggi, Gazzola e Fossati ripropone i dubbi



da Libertà del 23/12/2010


«È un atteggiamento di sottovalutazione del problema quello del presidente della Provincia Massimo Trespidi quando afferma che il protocollo sulla legalità sottoscritto con la prefettura e alcuni comuni riguarda soltanto gli appalti fatti dall’ente». A parlare è l’assessore al bilancio del comune di Piacenza Luigi Gazzola, che ieri mattina, nella sede piacentina dell’Italia dei valori, ha riproposto gli interrogativi sull’intervento della ditta Ecoge nell’opera di demolizione dello zuccherificio di Sarmato di proprietà di Sacofin. Dubbi avanzati con un’interrogazione dal consigliere provinciale Samuele Raggi, che ieri mattina affiancava Gazzola e il coordinatore dell’Idv Andrea Fossati.

«Le infiltrazioni mafiose nelle regioni del Nord Italia non sono un fatto nuovo – ha detto Gazzola – e non avevamo bisogno di Saviano per conoscere questo fenomeno. Le informazioni raccolte dall’Idv hanno lo scopo di creare una consapevolezza sul territorio. Non possiamo continuare a pensare che la nostra provincia sia un’isola felice». Le domande evidenziate nell’interrogazione riguardano i presunti legami dell’impresa di demolizioni genovese con la criminalità organizzata calabrese. «Secondo una relazione semestrale della Direzione distrettuale antimafia (2002) – scrive Raggi – l’imprenditore titolare della Ecoge, tale Gino Mamone, sarebbe finito più volte nel mirino degli inquirenti principalmente per reati ambientali». Viene inoltre ricordato come l’imprenditore «sia stato segnalato per i suoi legami con la cosca della ‘ndrangheta calabrese dei Mammoliti». Mamone è inoltre coinvolto in un’inchiesta per corruzione che coinvolge alcuni ex consiglieri comunali di Genova nell’ambito della compravendita dell’ex Oleificio Gaslini.

«Le istituzioni debbono porsi come garanti della legalità – ha ribadito Raggi – e il protocollo di legalità sottoscritto dalla Provincia io lo intendo non solo per gli appalti pubblici, ma come una forma di controllo su qualsiasi tipo di procedura». Per sottolineare il ruolo della Provincia nell’attività riguardante la demolizione dell’ex zuccherificio sarmatese, gli esponenti dell’Idv hanno ricordato lo screening ambientale attualmente in atto.

Nell’interrogazione e nella conferenza stampa di ieri si è parlato anche dell’appalto che in passato la società genovese ha avuto per Sogin e dell’attività svolta all’interno dell’ex centrale nucleare di Caorso. Una questione che ha fatto scattare la reazione del sindaco Fabio Callori, il quale ricorda come, a causa di inadempienze, dopo 5 mesi l’appalto sia stato revocato. «Si tratta comunque di questioni che hanno riguardato Sogin e nulla hanno a che fare con l’amministrazione comunale di Caorso».

martedì 1 giugno 2010

01/06/2010 - Dalla relazione di Mario Draghi alcune considerazioni sulla disoccupazione giovanile



Il Governo italiano è caduto parecchie volte in contraddizione in questi ultimi mesi, prima negando all’infinito una crisi economica sotto gli occhi di tutti, successivamente varando una manovra correttiva di circa 24 miliardi di euro fatta di “lacrime e sangue” per, citando le parole del Sottosegretario Letta, “permetterci di non fare la fine della Grecia”. Naturalmente la colpa di questi tagli e sforbiciate è stata affibbiata, come nel più scontato dei copioni, all’Europa e alla sinistra.

Ma proseguiamo oltre per far comprendere meglio la situazione. In settimana vi è stata la relazione annuale di Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, il quale ha rilevato come nel mercato del lavoro italiano la disoccupazione sia arrivata ad un livello altissimo, toccando quasi il 9% al marzo 2010. Dato ancor’più preoccupante che ci teniamo a sottolineare come dipartimento giovanile IdV è però l’incremento dei senza lavoro fra gli under 35, assestatosi intorno al 13%. Ma anche per chi trova un occupazione la situazione non è delle più rosee: spulciando uno degli ultimi studi OCSE effettuati abbiamo inoltre scoperto come la retribuzione di un neo-laureato italiano sia di gran lunga più bassa rispetto ad un suo pari grado introdotto nel mondo del lavoro in qualsiasi altro Stato europeo.

Giovani abbandonati a se stessi quindi; vittime per necessità della precarietà e, in certi casi, dello sfruttamento. La flessibilità in Italia è quindi percepita come una costrizione e non come una possibilità, in altre parole il posto fisso resta per la maggior parte un sogno. Si va avanti a colpi di contratti a termine che chissà se verranno rinnovati. A catena si manifesta quindi l’impossibilità di permettersi una vita autonoma, quindi affittare una casa oppure metter su famiglia restano chimere. E si rimane così per necessità a vivere con i genitori.
Certamente la situazione è allarmante ma non ci deve tuttavia meravigliare; in un Paese dove le clientele e le raccomandazioni regnano sovrane (a scapito del merito) e dove le politiche giovanili sono merce rara cosa ci potremmo mai aspettare ? Potremmo invece dire realisticamente che se non s’investe maggiormente in scuola, università e specializzazione con una razionalizzazione delle spese e degli sprechi la situazione non potrà far altro che peggiorare col passare del tempo, con sempre più giovani a gravare sulla popolazione attiva e con un sistema che rischia l’implosione fra poche decine d’anni. Ci sentiamo quindi di dire che la politica deve agire in fretta mettendo altresì in campo misure concrete volte a favorire l’inserimento e la successiva tutela nel mondo del lavoro dei giovani, agendo con idonei incentivi sulle imprese che investono e assumono lavoratori a tempo indeterminato. I soldi per far ciò si potrebbero trovare in breve termine con una lotta alla corruzione e all’evasione, veri cancri che bloccano lo sviluppo e la competitività del nostro mercato. Affinchè il lavoro resti un diritto di tutti.

Giovani Italia dei Valori Piacenza

lunedì 24 maggio 2010

24/05/2010 - Commemorazione di Giovanni Falcone ieri a Piacenza



Ieri è stata una giornata densa di emozioni e significati. Era il diciottesimo anniversario della morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e di 3 agenti della scorta. Il tutto fu causato quel maledetto 23 maggio 1992 dall'esplosione di circa 500 kg di tritolo sull'autostrada A29 nei pressi dello svincolo che porta a Capaci.

A Piacenza, insieme al nostro segretario provinciale Sabrina Freda, all'Assessore Comunale Luigi Gazzola e ad Antonella Liotti di LIBERA, abbiamo depositato un mazzo di rose bianche nell'area verde di via Damiani (davanti alla chiesa di Nostra Signora di Lourdes) dedicata al magistrato palermitano. Un piccolo gesto per non dimenticare un uomo dall'alto senso dello Stato che ha sacrificato la vita per combattere uno dei più grandi mali che attanagliano ancor'oggi e sempre più la nostra Italia. In espanzione soprattutto al Nord dove la Piovra fa  ingenti affari con l'edilizia e il traffico di droga.

L'Italia dei Valori, ricordando il sacrificio di Falcone, non abbasserà mai la guardia e sarà sempre in prima linea nel contrastare il fenomeno mafioso.

Andrea Fossati - coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza

mercoledì 19 maggio 2010

19/05/2010 - 3 referendum per l'Italia dei Valori: blocca il nucleare, difendi l'acqua pubblica, ferma il legittimo impedimento


L’Italia dei Valori continuerà fino alla metà del mese di luglio a Piacenza e Provincia la campagna referendaria volta a contrastare 3 provvedimenti messi in campo dall’attuale Governo Berlusconi.

Nel primo quesito chiediamo ai cittadini di ribadire la loro contrarietà al ritorno della tecnologia nucleare in Italia per una serie di motivi:

- L’alterazione degli equilibri idrogeologici del territorio, dato che la centrale atomica utilizza enormi quantità d’acqua per il solo raffreddamento;

- il problema dello smaltimento delle scorie, di per se pericolosissime, è accompagnato dal fatto che le stesse impongono migliaia d’anni per cessare i loro effetti;

- l’imposizione “manu militari” dei futuri siti di stoccaggio (fra cui in pole position troviamo Caorso) da parte del Consiglio dei Ministri non lascerà spazio a nessuna concertazione in ambito locale; questo toglierà d’impaccio i molti governatori del centro-destra che in campagna elettorale si erano detti contrari al nucleare;

- con le energie rinnovabili potremmo avere bollette meno salate e minor inquinamento. Ad esempio il Comune di Piacenza, per favorire l’installazione dei impianti fotovoltaici, concesse nel 2009 con un bando contributi a favore di soggetti privati che si sarebbero impegnati a dotarsi di tale sistema. Uno studio dell’Università Bocconi ha inoltre rilevato che, contrariamente al nucleare, le energie rinnovabili attireranno circa 30 miliardi di euro d’investimenti e decine di migliaia di posti di lavoro.

Il secondo quesito referendario propone d’abrogare l’articolo 15 del Decreto Legge 135/2009 che sancisce in soldoni la privatizzazione dell’acqua potabile in Italia. Un percorso iniziato a piccoli passi già negli anni 90’ e che prevederà, a partire dall’1/1/2012:

-“la cessazione degli affidamenti del servizio a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni”;

- l’obbligatorietà di ricorrere a gare per la concessione della gestione dei servizi pubblici locali. L’unica alternativa concreta sarà l’affidamento a società per azioni “miste” tra pubblico e privato, ma la legge da un tetto massimo del 40% (che dovrà scendere al 30% al 31/12/2015) alla partecipazione degli enti locali ai capitale societari.

L’Italia dei Valori ritiene l’acqua un bene comune dell'umanità e come tale non può permettere che “l’oro blu” diventi una merce condizionata dal mercato. Con questa legge infatti vedremo giocoforza aumentare le tariffe in bolletta senza alcun corrispettivo in termini di miglioramento del servizio. E se ogni giorno migliaia di litri d’acqua (1/3 di quella consumata) se ne vanno causa reti colabrodo, perché non considerare un piano d’investimenti impegnando Stato ed Enti Locali invece di far porgere su un piatto d’argento a lobby e clientele varie il “Dio profitto”.

Terzo e ultimo quesito riguarda il “legittimo impedimento”, ennesima legge ad hoc creata per Silvio Berlusconi. In pratica si consente all’imputato, se Ministro o Premier, di non farsi processare da alcun giudice adducendo impegni istituzionali. Una presunzione d’impossibilità che non può essere però verificata. In pratica gli avvocati si potranno presentare in udienza col certificato di Palazzo Chigi facendo slittare sine die un determinato processo (quando scriviamo la tattica è stata già posta in essere dall’avvocato Ghedini). Anche nel caso appena specificato l’IdV, avente come prerogativa fondante la difesa dei Principi Costituzionali, non può certo restarsene a guardare.

Una battaglia che definiamo giusta e doverosa questa della raccolta firme pro referendum, strumento democratico che ci viene messo a disposizione per permetterci di continuare ad agire facendo battaglie in difesa dei diritti dei cittadini.

L’appuntamento per poter firmare è fissato fino a metà luglio:

- tutti i sabati a Piacenza in Piazzetta San Francesco dalle 10 alle 20
- tutte le domeniche sul Pubblico Passeggio vicino al Liceo Respighi dalle 16 alle 20

l'elenco dei banchetti della settimana è presente su http://www.idvpiacenza.it/


ANDREA FOSSATI – coordinatore giovani Italia dei Valori Piacenza