domenica 22 luglio 2012

22/07/2012 - Mozione Idv su intitolazione aule giudiziarie ai magistrati vittime di terrorismo e mafia



Ecco il testo del documento che verrà discusso in una delle prossime sedute del Consiglio Provinciale di Piacenza:



Al Sig. Presidente del Consiglio provinciale 

Al Sig. Presidente della Provincia  


MOZIONE 

Il Consiglio provinciale di Piacenza

Richiamate le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, con le quali – in occasione della Giornata della Memoria in ricordo dei 26 magistrati vittime del terrorismo e delle stragi di mafia - ha espresso con forza il rifiuto della violenza e della rottura della legalità in qualsiasi forma, ricordando tutte le vite spente dalla violenza, il lavoro dei giudici nella lotta alla criminalità organizzata e la funzione essenziale della giustizia, contro ogni minaccia e prevaricazione; 

Ritenuto di condividere le considerazioni del Presidente Napolitano secondo il quale “dal sacrificio di tanti uomini di legge è stato offerto un contributo peculiare di fermezza e di coraggio per resistere alla follia del terrorismo e della criminalità mafiosa e affermare - amministrando la giustizia secondo Legge e secondo Costituzione - la libertà, la legalità e quei principi della convivenza democratica, su cui poter contare in funzione di uno sviluppo economico, politico e civile degno delle tradizioni democratiche e del ruolo dell'Italia”; 

Considerata l’esigenza, nella attuale situazione del Paese, di tenere sempre alta la guardia sia contro il riattizzarsi di focolai di fanatismo politico e ideologico sia contro l'aggressione mafiosa; 

Ritenuta la necessità – anche quale tributo di riconoscenza - di perpetuare la memoria e gli insegnamenti tramandati da tutti coloro, magistrati, tutori dell’ordine e cittadini che hanno dato la propria vita in difesa della legalità e della giustizia, rendendo partecipe la popolazione e le giovani generazioni dei valori di impegno civile e democratico di cui sono stati interpreti e testimoni fino all’estremo sacrificio, mediante l’intitolazione di locali, aule, vie e spazi pubblici. 

Rilevato che le aule degli uffici giudiziari piacentini risultano essere semplicemente ed anonimamente individuate con carattere numerico;

Invita il Presidente e la Giunta provinciale a promuovere, in collaborazione con il Presidente del Tribunale, il Procuratore della Repubblica, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati, il Comune di Piacenza ed altre Autorità, l’intitolazione delle aule giudiziarie piacentine al nome di magistrati che per l’alto senso dello Stato, fino al sacrificio della vita, siano riconosciuti testimoni esemplari dei valori di legalità, giustizia e rispetto delle Istituzioni. 

Piacenza, 19 luglio 2012

mercoledì 18 luglio 2012

18/07/2012 - Vent’anni fa moriva chi ostacolò la trattativa Stato-mafia : il Giudice Paolo Borsellino



Sono passati vent’anni da quel 19 luglio 1992 in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta:  Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina, Claudio Traina. Erano le ore 16.52 quando la fiat 126 imbottita di tritolo che si trovava in via D’Amelio fu fatta esplodere causando la strage. 

Di quel tragico pomeriggio, complice la giovane età, conservo pochi flash ma indelebili. Come molti mi trovavo ad osservare sgomento i filmati delle edizioni speciali dei tg nazionali, scoprendo pochi istanti dopo che nell’esplosione era rimasto ucciso il Giudice Borsellino. A distanza di vent’anni quei video, visti e rivisti grazie agli approfondimenti realizzati, sembrano appartenere ad un incubo. “Palermo sembrava Beirut” è la frase che ritorna in auge quando si ricordano quei momenti. 

Si scoprì col tempo che dietro quella terribile mattanza si celava una trattativa demandata a componenti delle Istituzioni nelle persone dell’allora colonnello del Ros Mario Mori e del capitano De Donno che scelsero l’ex Sindaco di Palermo Don Vito Ciancimino come tramite per arrivare alla “cupola”.  

Con il suddetto comportamento era chiaro che lo Stato voleva chiudere questa stagione senza combattere, arrendendosi, cedendo al ricatto di sangue messo in atto da Cosa Nostra, evitando in tal modo altre stragi. La morte di Giovanni Falcone accelerò le cose; Paolo Borsellino capì quanto stava succedendo intorno a lui e ne rimase sconvolto: potevano le Istituzioni di uno Stato democratico trattare con chi aveva sterminato da ultimo un suo fedele servitore, l’amico Giovanni Falcone ? Si sarebbe dovuto trovare un accordo con chi chiedeva la revisione del maxi-processo e altri benefici ? 

Impossibile per Borsellino pensare minimamente ad una simile eventualità; il Giudice tirò dritto, consapevole di essere ormai abbandonato al suo destino nonché ostacolo alla trattativa. Terminata questa terribile stagione nacque la Seconda Repubblica che affonda i suoi pilastri nel sangue delle stragi. 

Da allora sono stati  fatti passi in avanti ma permangono troppi silenzi e reticenze dei protagonisti dell’epoca. Uno di questi è Nicola Mancino, Ministro dell’Interno nel 1992 ed indagato per falsa testimonianza nell’inchiesto sulla trattativa Stato-mafia, balzato agli onori delle cronache perché in alcune intercettazioni telefoniche chiese al Consigliere del Presidente della Repubblica Loris D’Ambrosio un intervento sulle procure. Mancino ne parlò pure con Napolitano, il quale ha sollevato un conflitto d’attribuzione sui questi suoi colloqui ponendo di fatto in stato d’accusa la Procura di Palermo. 

Così, mentre servirebbe uno sforzo supplementare delle Istituzioni tutte per illuminare  gli angoli bui del passato, assistiamo a comportamenti che mirano a far dimenticare questa storia, a cancellarla per sempre. 

Pur rispettando la decisione del Presidente risulta difficile condividerla nel merito. Sarei stato più contento di sapere che il Capo dello Stato  avesse ammonito Mancino per essersi permesso di fare tali richieste, prendendone conseguentemente le distanze. Ed invece sulla vicenda si vuole far calare il silenzio, non si ha la volontà di trasmettere all’opinione pubblica cosa sta succedendo. 

“Io credo che i cittadini debbano impegnarsi ciascuno per la sua parte, ciascuno nel suo ruolo, ciascuno nel ruolo che svolge nella società per dare il proprio contributo per conquistare insieme la verità, pretendendo ed esigendola, da cittadini, perché la verità è difficile, imbarazzante, può essere solo frutto di una conquista collettiva, di uno sforzo collettivo”. Sono parole di Antonio Ingoia, procuratore aggiunto della procura distrettuale antimafia di Palermo, da anni impegnato in prima linea per far luce sulla trattativa. Frasi da cui dobbiamo ripartire con la necessità di pretendere chiarezza sulla vicenda senza mai perdere la speranza. Quella speranza che Paolo Borsellino riponeva idealmente nei giovani affinché il suo lavoro non andasse perduto bensì da loro tramandato. 

Andrea Fossati

martedì 10 luglio 2012

11/07/2012 - Legge elettorale: punto fermo restituire centralità agli elettori



Partorito dalla mente del leghista Roberto Calderoli sul finire del 2005, l'attuale sistema elettorale fatto esclusivamente di liste bloccate -meglio conosciuto come "porcellum"- è ancora protagonista del dibattito politico di questi giorni.

In soldoni tutti i partiti che siedono in Parlamento parlano di un suo superamento ma i modelli in discussione sono troppi e vari perchè si arrivi ad un accordo condiviso. A dir la verità tutto questo bailame paroleccio sembra essere nella maggior parte dei casi strumentale dato che, tirando le somme, a quasi tutte le formazioni politiche starebbe bene un sistema che garantisce l'elezione dei parlamentari sulle base di graduatorie decise da loro stessi.

Unica iniziativa concreta per liberarsi della porcata fu la raccolta di firme pro referendum in favore del ritorno ai collegi uninominali. Partita dai referendari, da Idv e Sel, la raccolta vide poi l'adesione del Pd, Fli e di singoli esponenti di altri partiti; tuttavia l'oltre 1.200.000 firme furono spazzate via dalla Consulta perchè fosse passato il referendum ci saremmo trovati in una situazione di vuoto normativo.

In questa prima parte del 2012 si sono poi susseguiti appelli su appelli del Presidente Napolitano con esortazione dei partiti affinchè trovassero un accordo per cambiare la suddetta legge. L'ultimo del 9 luglio, quando il Capo dello Stato ha alzato il tiro chiedendo una decisione a maggioranza del Parlamento.

Parole condivisibili, da prendere in considerazione per sfornare un sistema elettorale degno di questo nome evitando di usarle come scusa elaborando in fretta e furia, magari sottobanco, un "rimedio peggiore del male".

L'obiettivo primario deve restare la restituzione della centralità agli elettori, mantenendo l'indicazione primaria del candidato premier e della coalizione che lo sostiene. Un buon punto di partenza sostenuto dallo stesso Di Pietro sarebbe prendere in considerazione quel 1.200.000 firme raccolte un anno fa.

Andrea Fossati - Idv Piacenza

domenica 1 luglio 2012

01/07/2012 - Gazzola entra in Consiglio Provinciale. Fossati (Idv): "ha dimostrato grande senso di responsabilità"



L'articolo apparso su Libertà in data 30-06-2012
«Avrei preferito che a occupare questo posto, oggi, fosse un giovane, per lasciare anche a chi si avvicina alla politica per la prima volta la possibilità di sperimentare questa esperienza. Ma ha prevalso l'indicazione che il voto degli elettori, prima di tutto, dovesse essere rispettato. Così eccomi qui». Queste le parolecon cui Luigi Gazzola, ha fatto ieri il suo ingresso in consiglio provinciale. Il nuovo capogruppo dell'Italia dei valori è subentrato a Samuele Raggi, che, come annunciato, ha scelto di lasciare il posto in Provincia per occupare l'incarico di consigliere comunale a Palazzo Mercanti. Un passaggio di consegne che ha ricevuto il plauso di Andrea Fossati, responsabile giovani dell'Idv: «Con grande senso di responsabilità - spiega - Gazzola ha deciso di accettare l'ingresso in consiglio provinciale. In un periodo di così forte crisi per la politica, è necessario affidarsi a figure credibili e competenti, capaci di interpretare al meglio le esigenze delle comunità. A Gazzola, che nel partito e a livello istituzionale ha sempre operato con grande professionalità, va il nostro più sentito "in bocca al lupo" per affrontare quest'ultima parte di mandato in veste di consigliere provinciale. Ringraziamo anche Samuele Raggi per il lavoro fatto in questi anni e per essersi coerentemente dimesso dalla Provincia dopo l'elezione in consiglio comunale».



venerdì 25 maggio 2012

25/05/2012 - La sfida che il centrosinistra deve fare sua: riportare al voto gli astenuti e arginare il fenomeno 5 Stelle




Di seguito alcuni riflessioni sul voto amministrativo considerato il risultato di Piacenza e degli altri principali comuni capoluogo. 

1) E' sotto gli occhi di tutti i cittadini l’implosione del centrodestra, sia sul versante Pdl che  su quello leghista;  un’ emorragia di consensi che li porta lontano dai fasti delle passate tornate elettorali.  Colpa da attribuire agli  scandali venuti a galla a tutti i livelli, pur considerando che alla base di questa sconfitta c’è stata l’incapacità di rispondere alle necessità del Paese (soprattutto sul versante economico) ed una buona dose d’incoerenza nelle scelte squisitamente politiche. A Piacenza abbiamo l’esempio lampante: in Provincia Pdl-Lega Nord e Udc governano insieme mentre per entrare a Palazzo Mercanti si sono presentati ognuno con un proprio candidato e tutti contro tutti;

    2) Il centrosinistra può dirsi sì soddisfatto dell’esito delle urne, specialmente, dati alla mano, dov’era presente l’alleanza Pd-Idv-Sel, ma ora bisogna interrogarsi sul dato relativo all’astensione e sull’exploit del movimento di Beppe Grillo. Certa è la conferma e la riconquista di numerosi comuni italiani con il determinante apporto di candidati credibili da un lato (Orlando a Palermo è l’esempio lampante ma troviamo anche Doria a Genova e lo stesso Dosi) e con  liste non contraddistinte da connotati politici  capaci di raccogliere percentuali a due cifre dall’altro. Nel nostro capoluogo “I Moderati”, progetto inizialmente nato in quel di Torino come movimento d’ispirazione centrista e liberale, ha fatto la parte del leone bissando il successo della lista dei “Per Piacenza con Reggi” del 2007. Il leitmotiv della “rete” di cittadini uniti a Paolo Dosi che hanno messo a disposizione le loro competenze interpretando il mandato politico come un servizio alla collettività è risultato vincente. Una formula da poter ripetere alle prossime politiche con la definizione fin da subito di un programma basato su pochi e ben delineati punti programmatici;

      3) In mezzo ai due poli troviamo la realtà dei 5 Stelle di Beppe Grillo che entrano nella storia avendo conquistato la vicina Parma e attestandosi intorno al 10% in molti Comuni fra cui pure Piacenza.  Diamo per acclarato che il voto 5 Stelle non rappresenta  un rifiuto alla politica quanto agli stessi tradizionali partiti non in grado di riformare e riformarsi. Particolare a sostegno della tesi sono le preferenze prese dai stessi candidati a 5 Stelle, sempre di parecchio inferiori al voto  di simbolo, ergo è premiata in linea di massima la richiesta di cambiamento di cui lo stesso movimento si fa carico;

      4) L’alta percentuale di non votanti: a Piacenza si è astenuto quasi un elettore su due, trend verificatosi più o meno in tutti i comuni dove si è andati alle urne. Una disaffezione attesa e comprensibile che fa il paio con chi ha scelto di affidarsi al M5S, delusi da una politica autoreferenziale incapace di decidere;

    5) Ed allora per far in modo che le formazioni politiche riacquisiscano credibilità è necessario che vengano datisegnali ai cittadini: scelta di facce credibili che interpretino la politica come un servizio, percorsi all’insegna della meritocrazia interna a tutti i livelli, proposte concrete su come uscire dalla crisi (a cui aggiungere le riforme indispensabili per la tenuta del Paese). E’ questo lo scatto necessario che arginerebbe l’astensionismo e restituirebbe consenso alle formazioni politiche. 

       Una sfida che il centrosinistra deve fare sua.

Andrea Fossati 

martedì 15 maggio 2012

15/05/2012 - Le buone intenzioni non bastano più


E' di oggi l'ennesimo appello del Presidente della Repubblica affinchè il Parlamento licenzi una nuova legge elettorale, considerata da Napolitano "nodo essenziale da sciogliere...assolutamente ineludibile". Tornare al voto con il Porcellum sarebbe infatti un'ipotesi disastrosa per già abbondantemente compromessa credibilità dei partiti e avrebbe effetti negativi a livello internazionale.

Eppure sembra incredibile anche solo pensare che la legge fatta su misura dal centrodestra e per il centrodestra nel dicembre 2005 al fine di evitargli la sconfitta elettorale sia ancora viva e vegeta fra noi. Nessuno la vuole ma tutti, chi più chi meno, se la tengono, con la lodevole eccezione dei promotori (l'Idv, Sel, I Democratici e il Pli e altre piccole sigle a cui vanno aggiunti esponenti sparsi del Pd fra cui Parisi) del referendum abrogativo contro la legge bocciato dalla Consulta.

Perchè il problema sostanziale è passare dalla parole ai fatti, dalle promesse alla concretezza, così come sul tema del "rimborso elettorale", dove Idv ha raccolto 200.000 firme per una legge d'iniziativa popolare che mira ad eliminarlo completamente di cui si dovrà tener conto, rinunciando altresì all'ultima rata del rimborso per le politiche del 2008.

Un altro esempio è rappresentato dal Ddl anticorruzione, ostacolato in tutti i modi dai residuati dei Berluscones e nonostante questo tipo di reati ed i suoi affini ci costino ogni anno 60 miliardi di euro, pari ad una finanziaria lacrime e sangue.

Occorre quindi uno scatto d'orgoglio per far uscire l'Italia dalla palude. Pd-Idv-Sel (con dosi di civismo) è l'alleanza più naturale possibile che pure nei Comuni italiani chiamati al voto ha dato buoni frutti, risultato di anni di (buon) governo locale. Ripeterla a livello nazionale non è impossibile, cominciamo subito a costruire un progetto d'alternativa. Se non ora, quando ?

Andrea Fossati

lunedì 14 maggio 2012

14/05/2012 - Verso il ballottaggio Dosi-Paparo. Alcune considerazioni

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Archiviato il primo turno di elezioni amministrative del 6-7 maggio molti capoluoghi di Provincia  si preparano al ballottaggio. A Piacenza com'è noto la sfida sarà fra Paolo Dosi (che ha ottenuto il 47,11 % pari a 22878 voti ed è sostenuto da Pd-Idv-Sinistra e Moderati) e Andrea Paparo (31,07% pari a 15086 voti con Pdl-Piacenza Viva-Sveglia).

Alcune considerazioni in ordine sparso:

-Dopo un inizio di campagna soft e tutt'altro che critico verso l'amministrazione, passato addirittura per l'elogio a Spazio 4, il candidato del Pdl si sta giocando e due settimane di ballottaggio in modo maggiormente aggressivo, prova ne sono gli attacchi all'attuale Giunta con un comunicato in cui si evidenziano a suo dire gli sprechi degli ultimi tre anni (LINK), a cui ha risposto Roberto Reggi (LINK), e l'immediata richiesta di un confronto pubblico in Piazza Cavalli che si svolgerà mercoledì sera;

-Sempre riguardo a Paparo è arrivata venerdì u.s. in modo diretto da parte sua la richiesta dei consensi del M5S con un blocco di proposte all'insegna della trasparenza amministrativa. In questo caso la mossa sembra oltremodo forzata, dettata più dalla necessità di recuperare terreno che da una sincera convinzione; e poi perchè alcune di queste misure (LINK), come ad esempio i consigli on line non sono stati fin qui proposti in Provincia, dove Paparo ricopre la carica di Assessore da tre anni ? Il classico caso del troppo che stroppia e che fa il paio con i progetti di città sicura messi nero su bianco dal candidato del centrodestra. Sulla carta tutti lodevoli, ma che messi in fila e valutati con quanto fatto dall'opposizione in Comune in questo decennio sanno  tanto di promesse elettorali;

- Riassumendo questi attacchi all'arma bianca permetteranno a Paparo di recuperare sì rispetto al 31 % del 6-7 maggio, ma difficilmente potrà realizzarsi il ribaltone, proprio per quanto sopra detto e soprattutto considerando il buon lavoro svolto dall'Amministrazione Reggi;

- Sulla campagna di Dosi e della coalizione di centrosinistra bene si è fatto a non effettuare voli pindarici con programmi futuristici. Giustamente Paolo ha sempre sottolineato come l'obiettivo sarà quello di conservare gli standard fin'ora raggiunti (VIDEO), dal sociale ai servizi alle famiglie, mettendo un attenzione particolare al lavoro, alla ricerca/università e puntando sul ruolo della cittadinanza attiva.

- Ultimo punto: la tradizione di buon governo del centrosinistra sul territorio piacentino; considerando inoltre che quando è stato chiamato ad amministrare il centrodestra, da ultimo a Palazzo Garibaldi, a dispetto delle mirabolanti promesse, non si è mai andati oltre all'ordinaria amministrazione.

Andrea Fossati