mercoledì 13 aprile 2016
mercoledì 23 settembre 2015
02/08/2015 - CONSIDERAZIONI SULLA VICENDA DEL SENATORE AZZOLINI
E fu così che l’Onorevole
Azzolini divenne un perseguitato da tutta la Magistratura: Pm, Gip di Trani, e
se non bastassero anche il Tribunale del Riesame di Bari, “reo” di aver
confermato la richiesta di custodia cautelare nei suoi confronti. Il Senatore non andrà però agli arresti domiciliari
per il crac di 500 milioni di euro della Casa di Cura religiosa di Bisceglie
come richiesto dalla Procura della Repubblica competente.
Questa è stata la
decisione di Palazzo Madama che a scrutinio segreto ha deciso di ribaltare il
parere favorevole dato dalla Giunta per le Autorizzazioni: nel merito 189 sono
stati i contrari all’arresto (FI, NCD e circa metà PD), 96 i favorevoli e 17
gli astenuti.
Subito dopo aver letto le
agenzie con la descrizione dell’accaduto ho cercato di mettere insieme quanto
successo, cominciando dalle dichiarazioni dal Presidente del PD Matteo Orfini
l’11 giugno u.s.: “Credo che di fronte a una richiesta del genere si debbano
valutare le carte, ma mi pare che sia inevitabile votare a favore dell’arresto”.
Poi è arrivata l’analisi ed il successivo parere della Giunta presieduta
dall’Onorevole Stefanò, con a favore dell’arresto PD, M5S e Lega.
Ma nel frattempo la
concretezza ha prevalso e, in nome del patto di Governo con Alfano da un lato e
dell’influenza parlamentare del Sen. Azzolini dall’altro, si è dovuta in
pratica sconfessare la Commissione, prima con la lettera dell’Onorevole Zanda
che lasciava libertà di coscienza ai suoi Senatori (non si capisce il motivo,
perché allora la possibilità di votare a proprio piacere dovrebbe valere su
tutto), poi con le scuse postume agli elettori del vice-segretario Serracchiani.
Ciò a dimostrazione
ulteriore che la decisione è tutta politica, le tanto vituperate carte
processuali citate a ogni piè sospinto c’entrano poco o nulla; riguardo al fumus persecutionis – vale a dire
l’accanimento che avrebbero avuto Pm, Gip e Giudici nei confronti di Azzolini –
resta una scusa campata per aria che nessuno si degna di spiegare nel merito.
Alla fine dei conti quest’insieme di ambiguità avrà il
risultato di alimentare la campagna anti-casta del M5S e della Lega Nord di
Salvini. E’ stata un’occasione persa per dare un segnale di cambiamento, per
mostrare una politica trasparente ai cittadini.
martedì 24 marzo 2015
23/03/2015 - Caso Lupi-Incalza: il Ministro non poteva far altro che presentare le dimissioni. Deve passare il concetto che chi sbaglia va a casa
Anche un “garantista”
come Roberto Giachetti - deputato del PD e vice Presidente della Camera - nel
parlare dello scandalo che ha investito il Ministro delle Infrastrutture
Maurizio Lupi aveva auspicato le Sue dimissioni.
Se è vero che al momento
non vi è alcun problema di carattere giudiziario, si manifesta in maniera
palese la questione etica, d’opportunità politica, per cui un passo indietro è
da considerarsi atto di rispetto verso le Istituzioni. Una sorta di regola non
scritta che dovrebbe precedere gli articoli del codice penale.
Certo, sarebbe stato
meglio se il percorso fosse avvenuto in Parlamento prima che in televisione,
come se la politica fosse esclusivamente un fenomeno mediatico.
Ed ancora, esistono le
condizioni per cui Lupi avrebbe potuto adempiere con serenità ad una funzione
così delicata come quella di Ministro delle Infrastrutture? Con l’Expo alle
porte e l’annesso impegno del Governo alla trasparenza, al contrasto della
corruzione (che oggi è il problema
del nostro Paese, come ha scritto il Presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone nel suo ultimo libro) un
Dicastero di tale importante non poteva essere lasciato al Parlamentare NCD.
Interrogativo simile si
pose quando l’ex Guardasigilli dell’esecutivo Monti, Anna Maria Cancellieri, mise
in atto un certo interessamento per le vicende giudiziarie della famiglia
Ligresti, salvo poi giustificarsi in aula e ricordando di aver agito in modo simile per altri casi pervenuti al
suo ufficio “da chiunque” inoltrati, ricordando che “intervenire è il compito
del ministro della Giustizia”.
Matteo Renzi, all’epoca Segretario del Pd, chiese giustamente le dimissioni
della Cancellieri (poi rimasta al suo posto) perché “'l’idea che ci siamo fatti dell'intera vicenda
Ligresti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno
di importante te la cavi meglio. E' la Repubblica degli amici degli amici:
questo atteggiamento è insopportabile”.
Parole condivisibili che potrebbero essere riproposte tali e quali oggi
sostituendo il nome dei protagonisti.
Sul tema dovrà essere combattuta nel Paese una “battaglia” di tipo
culturale, far passare il messaggio che assumere certi comportamenti non paga;
in altre parole se viene a mancare la trasparenza si va a casa, non si può rimanere in un posto pubblico di
fronte al minimo sospetto.
Prendiamo esempio da ciò che è accaduto vicino a noi: in Inghilterra
l’ex Ministro Chris Huhne ha lasciato l’incarico perché accusato d’aver
addossato alla moglie una multa presa per eccesso di velocità alla moglie,
mentre il responsabile dell’immigrazione Mark Harper ha fatto altrettanto
quando si è scoperto che la sua colf era clandestina.
Ciò
per rimarcare che concetti come etica
e morale non nascono dal nulla, bisognerebbe inculcarli nell’educazione dei
bambini già dalle scuole elementari, costruendo una generazione capace di
tornare ad indignarsi. L’arduo compito spetta ai “grandi” di oggi.
Andrea Fossati
mercoledì 11 marzo 2015
09/02/2015 - CONSIDERAZIONI POST-ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA: il ruolo del Pd e degli alleati, l’ingresso dei Senatori di Scelta Civica in maggioranza
-Da pochi giorni si è insediato
il Capo dello Stato Sergio Mattarella, il primo rappresentante della
sinistra-dc al Colle. Lo ha fatto con un discorso semplice ma allo stesso tempo
incisivo, toccando punti chiave come la lotta alla mafia ed alla corruzione,
chiedendo aiuto per esercitare la sua funzione di “arbitro imparziale” e “garante
della Costituzione”. Inoltre si è
soffermato sulla crisi della politica, carente d’autorevolezza e responsabilità
dopo anni in cui ha avuto (e sta avendo tutt’ora) un ruolo di oggettiva
debolezza, ma che dovrà necessariamente recuperare forza: con una figura come
la Sua, stimata e rispettata in tutto il Paese, ciò potrà essere possibile.
In definitiva le dichiarazioni
pronunciate da Mattarella suonano come una boccata d’ossigeno tant’è che persino
Beppe Grillo gli ha augurato buon lavoro dando
- per così dire - un’apertura di credito al Presidente.
-La Sua elezione ha seguito un
percorso chiaro, senza ambiguità ne personalismi, con l’effetto di spiazzare FI
e NCD: con questa mossa Matteo Renzi ha messo a nudo le contraddizioni presenti
nel centro-destra berlusconiano e fatto fare rapida retromarcia ad Alfano e C., timorosi di perdere quelle
posizioni di potere se avessero fatto mancare i voti dell’NCD per l’elezione di
Mattarella. La speranza è che prevalga il senso di responsabilità verso un
cammino già intrapreso, ma se ciò non avverrà sarà nei fatti una rottura
unilaterale.
-D’altro canto il Pd ne esce
rafforzato, con un nome, quello di Mattarella, condiviso fra tutte le sue
anime, dimostrandosi nei fatti l’unica forza attualmente in grado di discutere sì,
per poi però scegliere: un viatico fondamentale per poter rilanciare il Paese. La
stessa via d’ascolto deve essere adottata da Renzi in tema di Riforme, a
cominciare da quella elettorale e nella definizione dei rapporti Stato-Regioni.
Una coesione che sarebbe un passo ulteriore per poter portare
avanti il progetto di PD interclassista e a vocazione maggioritaria iniziato
nel 2008.
- A tal proposito gli ingressi
dei Senatori di Scelta Civica in maggioranza possono considerarsi un arricchimento
visto il complessivo snaturamento del partito di Mario Monti e se lo stesso PD
rappresenta al meglio le loro idee per il cambiamento del Paese. Inutile
parlare di voltagabbana o altro, è lo stesso articolo 67 della Costituzione a
parlare di “esercizio delle funzioni senza vincolo di mandato” per il
Parlamentare.
domenica 24 agosto 2014
14/07/2014 - RIFORMA DEL SENATO, SBAGLIATO MANTENERE L’IMMUNITA’
In questi giorni il dibattito politico è imperniato sulla riforma del
Senato che, fra i tanti aspetti controversi, prevede l’estensione per i Senatori delle garanzie
“contenute” nell’articolo 68 comma 2 e 3 della Costituzione.
In parole povere, parliamo di autorizzazione a procedere per
perquisizione, arresto, detenzione e intercettazione dei membri che vi
appartengono.
Se il comma 1 del medesimo articolo risulta comprensibile, garantendo
l’insindacabilità delle opinioni e dei voti espressi dal parlamentare
nell’esercizio delle proprie funzioni, il successivo in particolare, dovuto sostanzialmente
ai Padri Costituenti quand’ancora era vivo il ricordo dell’epoca fascista come
tutela per le minoranze, appare oggi superabile; ed invece viene usato come
scudo per garantirsi l’immunità.
Bisogna considerare altresì un secondo aspetto: il prossimo Senato,
stando alla riforma, diventerà organo di secondo grado, formato da 100 fra
Sindaci e Consiglieri Regionali in carica. Ciò significa che nessuno di loro
sarà eletto ma bensì scelto dai rispettivi Consigli, ad eccezione di 5 membri
nominati dal Capo dello Stato.
La prima contraddizione è che ci saranno Sindaci/Consiglieri nominati
Senatori che godranno dell’immunità e “semplici” Sindaci/Consiglieri senza
questo scudo. Ed in ogni caso basta fare una ricerca su Google per rendersi
conto che sono indagati per rimborsi pubblici spesi impropriamente oltre 300
Consiglieri in 17 Consigli (su 20!!). Insomma la norma non sembra certo un
aiuto al contrasto ai numerosi episodi di corruzione cui purtroppo assistiamo a
livello locale, visto e considerando dato che ci sarà una vera e propria corsa
degli indagati a garantirsi l’immunità.
Resta da capire, vista l’aria che tira nel Paese, come si possa anche
solamente pensare di introdurre questo tipo di garanzia, rimpallandosi la
responsabilità l’un l’altro come chi sa d’averla fatta grossa.
I cittadini hanno bisogno che la politica torni a dare il buon esempio e
a rispettare le regole, solamente così sarà possibile inaugurare un nuovo corso
all’insegna del cambiamento.
venerdì 20 dicembre 2013
09/12/2013 - Risultati primarie in Provincia: Renzi 65,2 %, Cuperlo 20,1%, Civati 14,7%
Di seguito i risultati provinciali delle primarie per la segreteria del Partito Democratico. Vittoria netta di Matteo Renzi a Piacenza pur se sotto la media nazionale. Per Pippo Civati buona affermazione soprattutto nel Nord Italia, dove è arrivato secondo quasi ovunque. Ora il compito sarà quello di dar fede alle promesse fatte nelle mozione facendo sentire la nostra voce all'interno del partito e degli organismi competenti.
sabato 7 dicembre 2013
05/12/2013 - Presentata la lista Civati per l'assemblea nazionale: "Con Pippo stop alle larghe intese"
da piacenzasera.it
Presentazione
per la lista che sostiene la mozione Giuseppe Civati alle primarie del PD.
"Civati - spiega Andrea Fossati - ha sempre detto "No alle larghe
intese", ha sempre affermato che, dopo la riforma elettorale, si dovrebbe
subito ritornare al voto". Tra gli altri punti, trattati da Fossati, la
volontà di recuperare l’elettorato di sinistra (magari passato al Movimento 5
stelle), facendo fronte comune con Sel. "Tornare ad un Pd - ha spiegato -
che dice quello che fa e fa ciò che dice"
Paolo Prandini: "Non si puó costruire un partito credibile se i 101 (i franchi tiratori che hanno bocciato la candidatura di Romano Prodi a Presidente della Repubblica ndr) rimangono nell’ombra. É una ferita che, per noi civatiani, é ancora aperta". Dopo di lui Daniele Bosoni, capolista della lista Civati: "La partecipazione dal basso é la carta vincente della proposta di Civati: parla di un partito non chiuso in se stesso ma aperto alla gente e agli iscritti, presente sul territorio. Su questi punti si basa l’idea di rinnovamento che é differente da quella di rottamazione".
"Io sono un’insegnante - ha aggiunto Paola Beltrani, assessore alle politiche giovanili del Comune di Piacenza - la mozione Civati parla di piú fondi all’istruzione: alle scuole e agli enti locali, infatti, non arrivano abbastanza fondi per farle funzionare al meglio. Prendendo spunto dalle scuole dell’Unione Europea si propone tempo pieno ovunque e la stabilità dei team di insegnanti". Beltrani ha parlato anche dell’impegno di Civati nei confronti dei giovani, delle politiche del lavoro, di salario minimo garantito e di riduzione delle tasse sui redditi da lavoro. Ancora, di legalità: "la mozione Civati - ha detto - propone la "white list" per gli appalti pubblici". "Mi auguro - ha concluso - che tanti cittadini vadano a votare domenica e mi auguro che votino Civati".
"Siamo consapevoli - conclude Rita Piva - che domenica non vincerà il migliore, vincerà il piú forte. Mi preoccupa il metodo, il salviamo il salvabile. Questo Paese ha bisogno di cambiare gli ordini del giorno, le priorità. Bisogna fare la politica degli ultimi, per questo sto con Civati".
LISTA CIVATI:
Daniele Bosoni (capolista)
Paola Beltrani,
Paolo Prandini,
Rita Piva
Andrea Fossati
Paolo Prandini: "Non si puó costruire un partito credibile se i 101 (i franchi tiratori che hanno bocciato la candidatura di Romano Prodi a Presidente della Repubblica ndr) rimangono nell’ombra. É una ferita che, per noi civatiani, é ancora aperta". Dopo di lui Daniele Bosoni, capolista della lista Civati: "La partecipazione dal basso é la carta vincente della proposta di Civati: parla di un partito non chiuso in se stesso ma aperto alla gente e agli iscritti, presente sul territorio. Su questi punti si basa l’idea di rinnovamento che é differente da quella di rottamazione".
"Io sono un’insegnante - ha aggiunto Paola Beltrani, assessore alle politiche giovanili del Comune di Piacenza - la mozione Civati parla di piú fondi all’istruzione: alle scuole e agli enti locali, infatti, non arrivano abbastanza fondi per farle funzionare al meglio. Prendendo spunto dalle scuole dell’Unione Europea si propone tempo pieno ovunque e la stabilità dei team di insegnanti". Beltrani ha parlato anche dell’impegno di Civati nei confronti dei giovani, delle politiche del lavoro, di salario minimo garantito e di riduzione delle tasse sui redditi da lavoro. Ancora, di legalità: "la mozione Civati - ha detto - propone la "white list" per gli appalti pubblici". "Mi auguro - ha concluso - che tanti cittadini vadano a votare domenica e mi auguro che votino Civati".
"Siamo consapevoli - conclude Rita Piva - che domenica non vincerà il migliore, vincerà il piú forte. Mi preoccupa il metodo, il salviamo il salvabile. Questo Paese ha bisogno di cambiare gli ordini del giorno, le priorità. Bisogna fare la politica degli ultimi, per questo sto con Civati".
LISTA CIVATI:
Daniele Bosoni (capolista)
Paola Beltrani,
Paolo Prandini,
Rita Piva
Andrea Fossati








