lunedì 10 aprile 2017

10/04/2017 - Pd Piacenza: chiusa la fase congressuale nei circoli

La Ministra Finocchiaro a Piacenza  il 7 aprile per sostenere la candidatura di Orlando 


Con la convenzione provinciale tenutasi il 5 aprile alla Circoscrizione 3 di via Martiri della Resistenza si è chiusa la fase congressuale riservata esclusivamente agli iscritti del Partito Democratico.

Si sono presentati alle varie assemblee organizzate del territorio in 706. Matteo Renzi ha ottenuto 527 preferenze (74,75 per cento), Andrea Orlando 158 voti (22,41%) e Michele Emiliano 20 (2,84%). In città sono stati 203 i votanti: Renzi ha raccolto 152 voti (quasi il 75%), Orlando 52 (19,7%) mentre Emiliano 11 voti (5,4%).

Ricordiamo che il 30 aprile si giocherà la partita delle primarie aperte a tutti i cittadini, compresi i sedicenni e i cittadini stranieri, queste ultime categorie previo registrazione al sito www.primariepd2017.it entro il 27 aprile. 

A breve aggiornamenti su orari e luoghi in cui si potrà votare nel piacentino.

E' attiva inoltre la pagina Facebook Piacenza per Orlando dove potrete trovare news e informazioni utili. 


venerdì 31 marzo 2017

31/03/2017 - La sfida del congresso. In campo i renziani e gli orlandiani piacentini.

Libertà dell'11 marzo ha pubblicato la notizia della costituzione dei comitati a sostegno di Matteo Renzi ed Andrea Orlando in vista delle primarie che si terranno il 30 aprile. L'articolo è visibile cliccando sull'immagine sottostante. 


giovedì 30 marzo 2017

30/03/2017 - Disponibile il materiale della Mozione Orlando


Disponibile il materiale della Mozione per Andrea Orlando Segretario. Nell'ordine ho caricato su Drive:

-Mozione Orlando definitiva (27 pagine)
-Sintesi Mozione Orlando (16 slide)
-Volantino in 10 punti
-Sintesi Mozione da leggere in convenzione (6 pagine)
-Vademecun per convenzioni provinciali

Buon congresso a tutti !!

mercoledì 8 marzo 2017

08/03/2017 - Nasce la mozione Orlando a Piacenza


Ecco l'articolo pubblicato su Libertà dell'8 marzo 2017. Cliccando sull'immagine è possibile ingrandirlo.


24/02/2017- Scissione duro colpo ma andiamo avanti

INTERVENTO POST ASSEMBLEA NAZIONALE PD – SCISSIONE DURO COLPO MA IL PD VA AVANTI, TORNIAMO A PARLARE DEI PROBLEMI DI TUTTI I GIORNI.

con Giulia Piroli, Roberto Reggi e Katia Tarasconi a Roma


Domenica con i piacentini Giulia Piroli, Katia Tarasconi e Roberto Reggi ho avuto la possibilità di assistere all'Assemblea Nazionale del Pd. L’Incontro è stato molto partecipato: più di 700 delegati presenti e parecchi amministratori hanno voluto vedere coi propri occhi quello che sarebbe potuto succedere di lì a poco; nell’aria si respirava un clima di preoccupazione ed ansia.
Dopo la relazione del segretario Matteo Renzi e la replica di Guglielmo Epifani, gli interventi successivi sono andati nella direzione di cercare di scongiurare lo strappo.
Fra questi Gianni Cuperlo ha citato il “chicken game”, la corsa suicida di “Gioventù bruciata”, dove il protagonista James Deen e il suo rivale si lanciano la “sfida senza pareggio” e con le loro macchine si dirigono a tutta velocità verso un dirupo. Vince chi esce dalla macchina per ultimo.
Una clip perfetta per testimoniare quanto sta accadendo e che il semplice iscritto/militante democratico fatica a capire.
Walter Veltroni, primo segretario del Pd nonché vittima delle guerre intestine del partito, è tornato a parlare chiedendo a tutti i dirigenti di fermarsi prima che possa avvenire una scissione. Perché separarsi, come è avvenuto fin troppe volte nella storia della sinistra italiana, ha fatto felici solo gli avversari.  
Tuttavia gli appelli susseguitisi durante l’arco della giornata non sono serviti a far rientrare la fronda ed ora occorre necessariamente prenderne atto iniziando una nuova storia con il Pd protagonista. Inutile cercare di attribuire colpe a questo o quell’altro, le conseguenze sono intuitive: se questo Partito è nato per unire le culture riformiste e un pezzo di sinistra viene persa per strada è un momento di grande dolore e amarezza, ma c’è anche chi vuole continuare a far sentire la sua voce all’interno del partito.
Soprattutto in una fase storica come questa con conseguenze devastanti dal punto di vista sociale, una fase storica che va portando più tecnologia ma contemporaneamente distrugge lavoro, bisognerà mettere in campo misure riguardanti la povertà e una strategia a lungo termine sull’inclusione sociale.
Noi inteso come comunità dovremmo discutere di ciò, guardare alle esperienze di altri Stati Europei e cercare soluzioni. Altrimenti sarà il trionfo di Grillo e del populismo di destra.  Avviamo al più presto un percorso che parli di come vorremmo l’Italia e come potremmo cambiarla nei prossimi 15-20 anni.


ANDREA FOSSATI

martedì 6 dicembre 2016

02/12/2016 - Un sì sofferto per la riforma costituzionale

pubblicata su libertà in data 02/12/2016


Un Sì sofferto. Così ha deciso di dichiarare il suo voto Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo e del Partito Democratico, aggiungendo che è “meglio succhiare un osso che un bastone”. Una scelta che condivido, sia nel merito della riforma sia perché Matteo Renzi ha personalizzato troppo la campagna verso di lui e non verso il “cosa” si sta tentando di realizzare con la riforma.
La famosa “accozzaglia contro di me”, come l’ha definita il Presidente del Consiglio additando i sostenitori del No, è uno dei refrain che ha portato spesso il dibattito fuori dai binari della riforma e l’ha incanalato su toni da stadio.
Tuttavia, fatta questa premessa, è necessario sottolineare che dalla parte del Sì ci sono le ragioni del cambiamento, perché non è possibile che ogni volta che si cercano di modernizzare le nostre procedure istituzionali scattano divieti e aut-aut di ogni tipo.
Gli allarmismi durante i mesi di dibattito sono stati tanti ma in sintesi la Riforma Boschi mantiene intatti i Principi fondamentali contenuti nella Carta, supera il bicameralismo perfetto con il conseguente stop al caos delle diverse maggioranze.
Il nuovo Senato diventerà altresì luogo in cui verranno rappresentati gli interessi territoriali più vicini al cittadino, assumendo la funzione di raccordo tra le autonomie locali, lo Stato e l’Unione Europea. I Senatori passeranno da 315 a 100, ma i Consiglieri regionali e Sindaci che faranno parte del nuovo Senato non percepiranno alcuna indennità aggiuntiva rispetto alla loro.
C’è poi l’eliminazione del CNEL e la modifica del quorum per l’elezione del Capo dello Stato. Tutti pezzi di un puzzle che non sarà perfetto ma permetterà di fare un passo avanti verso un adeguamento dei meccanismi del nostro sistema costituzionale con l’obiettivo di farlo funzionare al meglio.
Ed infine la nostra Repubblica resterà parlamentare e non ci sarà alcun rischio di deriva autoritaria che si paventa in ogni dibattito.
Detto ciò non posso che comprendere e rispettare tutte le persone che, con coscienza e dopo una riflessione attenta e libera da preconcetti, non condividano l’impianto della Riforma e soprattutto la scelta del Sì (tra cui parte stessa del Pd), ma qual è la proposta alternativa?
Ed allora la sintesi potrebbe essere che Matteo Renzi è distante dal mio modo di vedere le cose e di realizzarle, ma è uno dei pochi che qualcosa ha fatto e sta cercando di fare in uno scenario dove non vedo grandi alternative.
Va detto che dopo il 4 dicembre il Governo dovrà adottare un cambio di passo soprattutto per quanto riguarda le politiche sui giovani ed il lavoro. E gli italiani, al di là degli schieramenti contrapposti, tornare a sentirsi comunità.

Andrea Fossati 

venerdì 3 giugno 2016

02/06/2016 - Intervento sulla Riforma della Costituzione – analisi degli aspetti fondamentali


pubblicato da libertà il 02/06/2016.




Basta un sì. Con questo slogan è stata presentata dal PD la campagna che porterà gli italiani ad approvare o meno la Riforma Costituzionale col referendum che si terrà il prossimo ottobre.
Un processo di cambiamento atteso da molti anni su cui il premier Matteo Renzi ha scommesso l’intera carriera politica; dapprima con un approccio mirato a personalizzare il contesto, ora più saggiamente concentrandosi sui contenuti.
Uno scontro frontale, un muro contro muro ora non avrebbe avuto alcun senso date anche le preoccupazioni e la disillusione verso la politica che nutrono tanti italiani. Meglio allora dire che c’è di buono nel provvedimento, premettendo che lo stesso è la soluzione modificata e votata dal Parlamento.
L’asse principale della Riforma è il superamento del bicameralismo perfetto. A modificarlo – senza risultato -  ci provarono Massimo D’Alema con la bicamerale, il centrodestra con i “saggi” di Lorenzago, fino ad arrivare alla bozza Violante e alla commissione voluta da Enrico Letta.
Nel merito Palazzo Madama sarà composto da 100 membri con eliminazione di 220 seggi, mentre gli eletti, essendo già consiglieri regionali, non percepiranno alcuna indennità aggiuntiva. Soltanto la Camera voterà la fiducia al Governo ed esaminerà l’80% delle leggi portando ad un complessivo snellimento del processo legislativo.
Riguardo al titolo V verranno ridotte le competenze regionali ed aumentate quelle statali eliminando le materie cosiddette concorrenti; le province saranno sostituite dagli enti di area vasta (nella fattispecie sul nostro territorio c’è stata la firma dell’accordo quadro di collaborazione fra la provincia Parma e quella di Piacenza). Sarà inoltre abolito il Cnel.
Secondo blocco della Riforma è l’Italicum, nuova legge elettorale che bandisce di fatto le coalizioni sostituendole con una lista unica e, se nessuno dei partiti riuscisse a superare il 40% dei voti validi al primo turno, si terrebbe un ballottaggio fra la prima e la seconda lista. In entrambi i casi il premio di maggioranza assegnerà al vincitore 340 seggi. Altra novità sta nel fatto che solamente i capilista dei collegi saranno “bloccati”, cioè sicuri di elezione se la lista otterrà almeno il 3% di voti validi al primo turno, mentre non ci potranno essere più del 60% dei capilista dello stesso sesso. L’Italicum si può condensare in due battute: un vincitore certo ed una maggioranza sicura.
In ultima analisi vi è stato un rafforzamento dell’istituto referendario con l’introduzione del referendum propositivo, ossia la possibilità che ha il potere legislativo di emanare una legge coerente con la volontà popolare.
Questi sono alcuni degli aspetti fondanti della Riforma che andremo a votare nel mese di ottobre.
Dire sì significa sostenere il cambiamento di uno Stato più moderno e funzionante che recuperi rapidità legislativa. Certo il testo è perfettibile, ma un adeguamento della Carta è necessario.
Come hanno detto i quasi 200 costituzionalisti che hanno firmato per il Sì "Nel progetto non c'è forse tutto, ma c'è molto di quel che serve”.


Andrea Fossati